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Attualità Ecodistretto

COMITATO «PER IL TERRITORIO» ECODISTRETTO, ANCHE IL SINDACO COMINCIA AD AVERE DUBBI

Il comitato «per il Territorio» chiede al sindaco un incontro per un confronto sulla questione Ecodistretto. Tale richiesta si rende ancor più necessaria alla luce dei vari incontri tenuti dal primo cittadino in questi ultimi giorni e della volontà del comitato, espressa sin dalla sua costituzione, di confrontarsi in maniera chiara e trasparente sulla realizzazione dell’impianto di trattamento rifiuti.

Ad esprimersi sul tema sono i membri del direttivo del comitato Maria Giannattasio, Serena Ranieri, Giuseppe Bisogno, Aniello Colonnese e Gianluca Procida:

«Questa mattina abbiamo appreso dalla stampa che anche il sindaco comincia a nutrire dei dubbi in merito all’impianto ed alla sua localizzazione. Sin dall’inizio il Comitato ha sottolineato come le zone industriali del nostro territorio non fossero idonee ad ospitare impianti di questo tipo e ci fa piacere che il primo cittadino stia arrivando alla stessa conclusione, anche se solo dopo aver ottenuto il finanziamento dalla Regione Campania. Le forze vive che compongono il Comitato, la cui natura non è strumentale ma volta alla proposta, hanno più volte sottolineato la necessità di accompagnare le zone industriali e produttive verso uno sviluppo consono con la loro vocazione. Ci auguriamo che il sindaco rifletta e comprenda le ragioni delle tante persone, associazioni e realtà imprenditoriali che hanno preso posizione in difesa del territorio. La vocazione agroalimentare e turistico-culturale del nostro territorio è un fatto, senza se e senza ma. Ora per Lanzara è arrivato il momento del confronto vero con la comunità. Le alternative ci sono e noi come comitato le abbiamo avanzate chiaramente: riconversione dell’impianto già esistente di Sardone, utilizzo dell’impianto di Salerno. Soluzioni percorribili e di buon senso sulle quali siamo pronti a discutere sin da subito».

Un confronto che, secondo il comitato, va portato anche all’interno dell’assise comunale:

«Riteniamo più che mai inderogabile – concludono i membri del comitato – una discussione seria in seno al Consiglio Comunale al fine di chiarire tutti gli aspetti tecnici e politici del progetto. Per questo motivo ci faremo portavoce di una richiesta ufficiale affinché i consiglieri ne discutano nel luogo cardine della democrazia locale: il consiglio comunale».

Link Pagina Facebook >> Comitato per il Territorio

 

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Attualità Giungla Urbana

NO ALL’ECODISTRETTO: NASCE IL COMITATO “PER IL TERRITORIO”

Si è costituito ufficialmente il comitato spontaneo “Per il Territorio”.

Diciannove fra associazioni, fondazioni e comitati hanno deciso di unirsi e deliberare la nascita del comitato per chiedere che venga revocata la realizzazione dell’impianto di trattamento rifiuti organici da 30mila tonnellate previsto nella zona industriale di Sant’Antonio di Pontecagnano Faiano e di tutti gli atti ad esso collegati.

Un’esigenza dettata dagli ultimi provvedimenti del sindaco, che hanno impresso un’accelerata al processo di realizzazione dell’impianto in piena fase pandemica e che hanno reso non più rinviabile una presa di posizione da parte di commercianti, imprenditori e realtà associative del territorio.

Nello specifico, il comitato chiede all’amministrazione comunale di valutare alternative più sostenibili dal punto di vista economico ed ambientale quali: il conferimento dei rifiuti organici presso l’impianto di compostaggio di Salerno, situato a pochi passi dal confine con Pontecagnano Faiano ed operante al di sotto della capienza; l’utilizzo dell’area di Sardone, già adibita al trattamento dei rifiuti e facilmente convertibile in impianto di compostaggio; la possibilità di favorire la diffusione e l’utilizzo degli impianti di compostaggio di prossimità, meno impattanti per il territorio.

L’iniziativa, aperta a tutti i contributi esterni e a chiunque altro condivida i principi ispiratori, nasce dalla volontà di ampliare il più possibile la partecipazione ed informare i cittadini in maniera puntuale sul tema.

L’idea fondativa del comitato, sostenuto anche dal mondo dell’impresa e dal presidente provinciale di Coldiretti e presidente del consorzio Rucola Igp Vito Busillo, è che lo sviluppo futuro di Pontecagnano Faiano debba essere basato sulla valorizzazione delle sue eccellenze produttive e delle sue bellezze, soprattutto in senso turistico.

Dibattito reale, dunque, e non la finta partecipazione messa in campo dall’amministrazione solo a cose fatte.

All’atto della costituzione i membri del comitato hanno deciso di nominare un direttivo così costituito:

– Giuseppe Bisogno (Fondazione Picentia)

– Maria Giannattasio (Centro Commerciale Naturale Pontecagnano C’Entro)

– Gianluca Procida (Pro Loco Etruschi di Frontiera)

– Aniello Colonnese (Comitato Zona Industriale Sant’Antonio)

– Serena Ranieri (Comitato “Difendiamo la città”)

«Portiamo la discussione nel campo della partecipazione democratica» affermano i membri del direttivo: «Su un progetto di questo tipo la comunità andava coinvolta in maniera concreta e non con iniziative di facciata. Il fatto che tante realtà associative, tanti imprenditori e tanti cittadini abbiano deciso di impegnarsi in prima persona a difesa del territorio dovrebbe indurre chi governa ad una riflessione sull’opportunità di realizzare l’impianto. Dal canto nostro avanzeremo proposte e soluzioni».

Queste le associazioni aderenti:

– ASSOCIAZIONE CITTA’ PROTAGONISTA

– ASSOCIAZIONE RIONE PODESTA’

– S.F. PONTECAGNANO ASD

– ASSOCIAZIONE OMBRA

– CONSORZIO PONTECAGNANO C’ENTRO

– COMITATO DIFENDIAMO LA CITTA’

– ASSOCIAZIONE NUOVA PICENTIA

– ASSOCIAZIONE IMPEGNO SOLIDARIETA’

– ASSOCIAZIONE IL MIGLIO VERDE

– FONDAZIONE PICENTIA

– ASSOCIAZIONE OPEN

– COMITATO TUTELAMBIENTE

– ASSOCIAZIONE COLORE

– SPORTING ASD

– COMITATO ZONA INDUSTRIALE SANT’ANTONIO

– ASSOCIAZIONE RINASCIMENTO 3.0

– ASSOCIAZIONE IL PONTE PER IL FUTURO

– PRO LOCO “ETRUSCHI DI FRONTIERA”

– ASSOCIAZIONE FREEDOM

 

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Attualità

Covid, Federmep: “Basta demonizzare feste e matrimoni, servono misure ad hoc”

“Si intensificano le ricostruzioni secondo cui il governo si sta preparando ad un nuovo giro di vite su matrimoni, battesimi e feste private. Nessuno ha coinvolto i rappresentanti del settore che da mesi rispettano i rigidi protocolli e chiedono di avere un ristoro per le ingenti perdite subite. Il nostro settore conta 50mila tra imprese e partite iva e 300mila dipendenti tra impiegati stabili e stagionali ed è uno dei più colpiti dalla pandemia con migliaia di eventi rinviati a data da destinarsi. Eppure nessuna misura ad hoc è stata varata e tante aziende, dai catering agli wedding planner, dai fotografi ai musicisti, dai fioristi a chi confeziona abita da cerimonia, non riescono più a stare in piedi”. Così Serena Ranieri, presidente di Federmep, Federazione matrimoni ed eventi privati.

“I pochi eventi confermati per questo autunno, l’ultima boccata d’ossigeno rimasta, rischiano adesso di essere cancellati o di subire forti limitazioni sul numero dei partecipanti con danni per tutti: per chi si deve sposare o deve battezzare un figlio, e magari ha già pagato lauti anticipi, e per le aziende che hanno già fatto fronte alle spese organizzative e non riceveranno il saldo, oltre a veder vanificati gli investimenti per le attrezzature sanificanti. Nel frattempo i mezzi del trasporto pubblico locale continuano ad essere affollati, fuori dalle scuole i capannelli di genitori e studenti sono la regola, i centri commerciali lavorano a pieno regime, e gli untori saremmo noi? Lanciamo l’ultimo appello al governo, alle istituzioni locali ed a tutta la politica: ascoltateci prima che sia troppo tardi”, conclude Ranieri a nome del direttivo e degli associati di Federmep.
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Attualità

Federmep, Ranieri: “Ordinanza improvvisa e immotivata che rischia di infliggere il colpo di grazia a un settore già in crisi”

di Erika Noschese

“Un’ordinanza improvvisa e immotivata che rischia di infliggere il colpo di grazia a un settore, come quello delle cerimonie e degli eventi privati, già messo in ginocchio da mesi di chiusura”. Parla così Serena Ranieri, presidente di Federmep, la prima associazione di categoria nazionale che rappresenta tutti i professionisti e le aziende del settore relatvo al wedding ed eventi privati. La nuova ordinanza del governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca, di fatti, colpisce ancora una volta uno dei settori più in crisi, anche a causa dell’emergenza Coronavirus, quello dei matrimoni e degli eventi privati. Si parla, infatti, di oltre 10mila imprese nella sola regione Campania direttamente o indirettamente coinvolte. “C’è la prova provata del nesso tra matrimoni, battesimi e altre cerimonie e l’aumento dei casi? Se è così il presidente De Luca dia una risposta comprovata da dati, e noi ci adegueremo, visto che la salute della comunità è la priorità. Ma se, come crediamo, non sono i nostri eventi ad aver provocato l’aumento di casi di Covid revochi l’ordinanza e ne predisponga una nuova e più puntuale – ha dichiarato Serena Ranieri – A meno che non voglia passare alla storia come il presidente di Regione che ha firmato la chiusura di tantissime aziende che hanno resistito per mesi e che hanno ripreso a lavorare nel rispetto delle misure di sicurezza. *Da mesi chiediamo sostegni mirati, oggi ancor di più governo e regione devono intervenire per salvare migliaia di posti di lavoro”.
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A tu per tu Attualità

Il mondo del Wedding prova a rialzarsi

Il mondo del wedding prova a rialzarsi dopo lo stop forzato durato all’incirca tre mesi. In queste settimane numerosi sono stati gli appelli disperati da parte degli esperti del settore che, in questo periodo, hanno un fatturato pari a zero. Nei giorni scorsi, diverse proposte sono state avanzate alle istituzioni competenti dalla Federmep, l’associazione di categoria per il wedding e i grandi eventi. A fare il punto della situazione la presidente, Serena Ranieri, ospite di “A tu X tu”.

Rivedi la puntata:

https://www.facebook.com/WebTv360/videos/2033187506825620/?v=2033187506825620

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Attualità

Coronavirus, il settore wedding italiano chiede sostegno economico per il futuro

di Stefania Maffeo

Indicazioni certe per il futuro e sostegno economico: queste in sintesi le richieste del settore wedding italiano al Governo ed alle istituzioni per fronteggiare la crisi economica legata alla pandemia da coronavirus. Per un comparto che basa il proprio lavoro sulla necessità di programmare 
con largo anticipo, l’attuale blocco e l’incertezza temporale stanno causando gravi danni economici che potrebbero diventare irreparabili. Infatti, tra le principali richieste dell’Associazione Wedding Industry italiana – un gruppo trasversale e spontaneo che sta raggruppando decine tra wedding planner, catering e altri operatori – vi sono indicazioni e tempi certi per la futura ripresa dei matrimoni e degli eventi in Italia, sospensione delle cartelle esattoriali e dei tributi per il 2020, accesso a finanziamenti a fondo perduto per le aziende ed indennità per i lavoratori autonomi.
L’appello, che intende richiamare l’attenzione del Governo sugli effetti devastanti derivati dalla chiusura delle attività a causa del Coronavirus e della non certa data di riavvio, stimata in ogni caso non prima del 2021, è stato anche condiviso on line con una petizione che ha già raccolto oltre 1.500 firme e il sostegno di molti nomi noti e autorevoli del settore. Il comitato, rappresentato da Serena Ranieri e Pasquale Mazzei, si rivolge alle istituzioni nazionali per accendere i riflettori su un settore che coinvolge migliaia di operatori, dai catering ai fioristi, dalle ville ai fotografi specializzati, dalle wedding planner ai service audio e luci, passando per DJ, musicisti, camerieri, parrucchiere, estetiste, tipografi, animatori e molti altri. Una vera e propria industria che, solo per quanto riguarda il settore dell’organizzazione di matrimoni per stranieri, conta oltre 50.000 aziende e almeno 70.000 famiglie che vivono di questo lavoro e che attualmente non sono neppure nominate in una Fase 3 di ripresa lavorativa.
Nello specifico, uno dei comparti che negli ultimi anni hanno visto un maggiore incremento e successo economico è quello del Destination Wedding, ovvero l’attività di organizzazione e coordinamento di un matrimonio (o di un evento privato) in Italia per cittadini stranieri non residenti. Questo comparto, strettamente connesso con il turismo, nel 2019 ha sviluppato in Italia un fatturato di 540 milioni di euro, in evidente crescita rispetto all’anno precedente (500 milioni di euro). Secondo uno studio del Centro Studi Turistici di Firenze, nel 2019 sono stati oltre 9.200 i matrimoni di stranieri in Italia (con una spesa media di 55mila euro per matrimonio), un fenomeno che ha generato oltre 473mila arrivi e oltre 1,5 milioni di presenze.
In questo settore prestano il loro servizio migliaia di piccole e medie aziende, tra cui oltre 8.500 location (hotel, ville, ristoranti), 2.000 catering, 8.000 studi fotografici, 2.500 floral designer, 6.500 gruppi musicali, 3.500 agenzie di wedding planners, per non parlare di tutto l’indotto. Ognuno di questi operatori ha basato la propria vita e la sussistenza della propria famiglia su un lavoro stimato in crescita prima dell’attuale emergenza, e quindi con sempre più investimenti. Sono migliaia infatti i corsi professionali attivati in Italia per formare operatori specializzati. E’ quindi fondamentale che questo importante settore del turismo, che è una delle principali leve dell’economia italiana, riceva da parte del Governo indicazioni e tempi certi per consentire, nel rispetto delle regole e delle normative che saranno in vigore, la possibilità di calendarizzare di nuovo gli eventi e riprendere il lavoro. Se il settore si dovesse fermare, il suo riavvio sarebbe molto più costoso dell’attuazione di queste misure e comporterebbe in ogni caso la chiusura di tante piccole imprese del settore turistico/ricettivo. 
Queste nel dettaglio le richieste avanzate dagli operatori:
1) Immediata sospensione delle cartelle esattoriali per il 2020. La ripresa del pagamento di tali cartelle avverrà non prima di gennaio 2022;
2) Annullamento di tutti i tributi e adempimenti inerenti all’anno 2020;
3) Immediata garanzia dello Stato per accesso ad un Finanziamento a fondo perduto per le aziende operanti nel settore, con un tetto massimo del 25% e comunque non superiore a 25.000 euro. Tali fondi copriranno in parte le utenze, i dipendenti, gli affitti dei locali e le spese fisse; 
4) Per i lavoratori autonomi introduzione di una indennità con tetto da definire;
5) Garanzia di una ripresa lavorativa in Fase 2 o al massimo in Fase 3 finalizzata al coordinamento e all’organizzazione degli eventi 2021, la possibilità di accedere in ogni regione d’Italia ai propri uffici (fatto salvo sempre il rispetto delle nuove regole di distanziamento e sanitarie) garantendo così la ripresa normale delle attività di coordinamento;
6) Apertura di un fondo perduto per la restituzione delle caparre e degli acconti finora versati inerenti a eventi 2020 annullati e non posticipabili.
Link alla petizione on line: 
https://www.petizioni.com/appello_per_il_settore_della_wedding_industry_in_itali 
 

 

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Attualità Politica

Dc, Spera contro Sandri e Ranieri: «Ora basta, ecco tutta la verità»

 

«La signora Ranieri, stando alla sua sua buona fede, purtroppo non conosce la verità di chi da vent’anni gira per l’Italia autonominandosi segretario nazionale della Dc. E’ lo stesso che si autonomina segretario nazionale sempre alla presenza di non più di una decina di persone nei vari hotel della capitale».

E’ la dura replica di Felice Spera, «commissario regionale della Democrazia cristiana storica», come tiene ancora una volta a precisare, alle dichiarazioni di Serena Ranieri, indicata, nei giorni scorsi, segretario regionale per l’organizzazione e lo sviluppo della Dc in Campania dal responsabile nazionale Angelo Sandri.

«Sandri – dice Felice Spera – da anni si autoproclama segretario nazionale e, guarda caso, nessuno mai si presenta come candidato a questa segreteria nazionale. Inoltre, in questi anni, non ha mai avuto una sede nazionale del partito, anzi si attiva solo sui social cambiando spesso indirizzi  nella capitale, ma senza una vera sede. Insomma, non solo si diverte a fare nomine farlocche nei confronti di chi non sa, ma indica anche sedi nazionali con indirizzi fantasmi. E alcune nomine sono addirittura sconosciute ai diretti interessati. E’ evidente come si preoccupi di millantare usando il simbolo Dc non per per il bene del partito, ma per altri obiettivi a lui conosciuti. La Democrazia cristiana, quella vera, non lo riconosce e non lo ha nemmeno riconosciuto la Cassazione con ultima sentenza. Il simbolo viene usato illegalmente e con incarichi abusivi».

L’esponente dello scudocrociato Felice Spera, quindi, ripercorre l’intero iter giudiziario sulla ben nota diatriba.

«Corre l’obbligo per noi di precisare – sostiene Spera – che l’associazione che rappresenta la signora Ranieri non ha alcun titolo per identificarsi con la Democrazia cristiana e, conseguentemente, per poter usare il nome ed il simbolo della stessa. Leggendo la nota del sedicente segretario politico signor Sandri è doveroso precisare che i fatti sono riportati in modo distorto ed adattati alla propria immaginifica narrazione. Andando per ordine: la prima inesattezza è che la base della assemblea per dar vita alla Democrazia cristiana possa essere quella degli iscritti 92-93. Soltanto gli iscritti dell’ultimo tesseramento valido, 1993, hanno, infatti, il titolo giuridico per riattivare il partito, giacché a norma di statuto l’iscrizione avveniva anno per anno e conseguentemente non esistono iscritti 92-93. Tale definizione 92-93, per esperienza di giudicati della magistratura, che ha ben definito i termini della questione, è usata generalmente da coloro o che non sono mai stati iscritti alla Democrazia cristiana o da chi che, dopo aver visto le sentenze della magistratura che ha statuito la legittimità unica dei soci del 1993 e, in particolare, di coloro che lo hanno dimostrato esibendo la domanda di adesione presentata e il versamento della quota 1993, nel tentativo di mestare le acque aggiungono arbitrariamente il 93 così da definirsi soci 92-93. Conseguentemente con soci che si autodefiniscono tali non poteva svolgersi da parte di Sandri alcun XIX congresso della Democrazia cristiana».

«E’ vero invece – aggiunge il rappresentante dello scudocrociato Felice Spera – che già nel 2000 e nel 2001 i soci autentici 1993 ebbero ad iniziare dei procedimenti giudiziari per vedere riconoscere la non cessazione della Democrazia cristiana. Nell’anno 2002, questo è altrettante vero, il Sandri, autoproclamatosi segretario politico della Democrazia cristiana, iniziava una azione giudiziaria nei confronti del Cdu e del Ppi. Lo stesso Sandri, però, nella sua nota, con un volo pindarico prospetta come questa azione abbia portato alla sentenza 25999/10 della Corte di Cassazione. Omettendo di dire come in effetti si sono svolti i giudizi ed i risultati delle sentenze di primo e secondo grado. Dopo aver dato inizio al giudizio, il signor Sandri, in quella compagine che si definiva Democrazia cristiana, fu destituito da segretario politico dal signor Pizza che a sua volta si definì segretario politico. Il giudizio fu continuato e vi fu anche l’intervento dei soci del 1993 a mezzo del loro rappresentante nazionale. Il Sandri, nel frattempo, fuoriuscito dal primitivo gruppo, dava vita ad un’altra sedicente Democrazia cristiana ed interveniva sempre nel giudizio contestando la legittimità del Pizza. Il giudizio si concludeva con il riconoscimento, da parte del giudice, di Pizza come segretario dell’originario raggruppamento, escludeva Sandri come avente titolo e statuiva che la Dc non era stata legittimamente sciolta e quindi il Cdu non era la prosecuzione della Dc. Tutte le parti proponevano appello, compreso il Sandri che continuava a contestare la legittimazione del Pizza ad essere segretario politico. La Corte di Appello, anche a seguito di copiosa documentazione depositata dall’associazione degli iscritti del 1993, con sentenza n. 1305/09 confermava che il Pizza rappresentava il segretario del primitivo gruppo e sanciva che Sandri non aveva titolo alcuno per rivendicare la carica di segretario, ma chiaramente indicava che né il Pizza né tantomeno il Sandri fossero la continuazione della Dc, la quale era ancora in vita essendo nulla la delibera fatta al Ppi nel 1994 per il cambio della denominazione essendo stata presa da organo (consiglio nazionale) non avente titolo. Ne discendeva che la rappresentanza del partito per la decadenza di tutti gli organi del partito a norma dello statuto, per il principio giuridico della rappresentazione organica era solo in capo agli iscritti del 1993, ultimo valido tesseramento effettuato dalla Democrazia cristiana. Tale sentenza era poi confermata dalla sentenza n. 25999/10 della Corte di Cassazione a sezioni unite.

Il congresso di Perugia del 2013 svolto da Sandri è da qualificarsi come il congresso di altra associazione, con altri tesserati, che non ha nulla a che vedere con la Democrazia cristiana. Ma vi è di più, non contento delle cause già perse, il Sandri nel 2006, in parallelo con le cause sopra descritte, promuoveva sempre come sedicente Democrazia cristiana altro giudizio contro il Cdu. Però, in barba al suo stesso appello oggi rivolto all’unità, teneva nascosto tale procedimento e non lo comunicava agli altri gruppi compreso agli unici veri aventi diritto, gli iscritti del 1993. Tale giudizio si concludeva con la sentenza del Tribunale di Roma n. 19113 nella quale era pronunciata una specifica inibitoria per il Sandri ed il suo gruppo all’uso del nome Democrazia cristiana ed all’uso del simbolo. Tale sentenza era confermata dalla Corte di Appello di Roma con sentenza n.11010/2016, e definitivamente dalla sentenza della Corte di Cassazione n.1874/2019».

«Allo stato – conclude il commissario Felice Spera – vi è per il Sandri ed il suo gruppo un insieme di fatti giuridici inappellabili che statuiscono che stessi non rappresentano la Democrazia cristiana e non possono usarne il nome né il simbolo. Ne consegue che tutti coloro che non si attengono a tali statuizioni della magistratura e continuano a fregiarsi impropriamente ed illegittimamente del nome della democrazia cristiana e del suo simbolo, così come, la divulgazione di notizie del gruppo Sandri come afferenti alla Democrazia cristiana, commettono illecito penalmente perseguibile. Se vi è uno sparuto gruppo che disturba il riavvio del partito della Democrazia cristiana, questo è da identificarsi proprio nel gruppo Sandri ed associati».

Link diffida Prefetture

 

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Attualità Politica

Riorganizzazione della Democrazia cristiana, Ranieri e Sandri: «Nostri diritti già sanciti. Basta accuse e polemiche, sì all’unità»

«La Dc, da oltre venti anni, soffre di grandi scissioni interne che non fanno altro che penalizzare il definitivo rilancio del partito. Purtroppo, alcune correnti si rivelano più polemiche che produttive». A dichiararlo è Serena Ranieri che, nei giorni scorsi, è stata nominata segretario regionale per lo sviluppo e l’organizzazione della Dc in Campania dal responsabile nazionale Angelo Sandri.

Una nomina che ha scatenato la reazione di quell’area che si definisce la Democrazia Cristiana storica, attraverso una nota inviata dal commissario regionale Felice Spera, per il quale «le sentenze confermano che siamo noi gli unici legittimati all’utilizzo dello scudocrociato».

«Negli anni – dichiara, invece, Serena Ranieri – coloro che oggi continuano ad accusarci non hanno lavorato sui territori, mentre adesso mostrano un’attenzione incontenibile verso tutto ciò che accade soprattutto sui social intervenendo esclusivamente per attaccare e senza argomentazioni politiche. Sembra emergere solo una strumentalizzazione che non fa bene al nostro progetto e, forse, è utile solo ad alimentare il piacere che la Dc resti disgregata».

«Da segretario regionale per lo sviluppo e l’organizzazione del partito – conclude l’esponente politico – li invito a lavorare da buoni democristiani e lasciar perdere le polemiche finalizzate soltanto a screditare l’importante ruolo che mi è stato assegnato e, ancor di più, la mia persona. Auspico che, finalmente, si mettano da parte le provocazioni e si prenda atto di tutta la documentazione giudiziaria e non solo di alcune sentenze che non riguardano il fine ultimo a cui tutti dovremmo puntare: l’unità dello scudocrociato. E’ la strada unitaria che il segretario nazionale Sandri sta perseguendo da sempre, nel pieno rispetto di quanto fissato dallo statuto Dc e, soprattutto, delle regole di un buon democristiano».

E all’unità si appella lo stesso segretario nazionale Dc Angelo Sandri. «La segreteria politica nazionale e gli organismi direttivi del partito – si legge in un comunicato – si sono sempre espressi favorevolmente a qualsivoglia ipotesi di riunificazione purché  il nome del partito sia inequivocabilmente Democrazia Cristiana, il simbolo del partito sia inequivocabilmente lo scudocrociato e ci si richiami esplicitamente allo statuto vigente della Dc. Gli altri tentativi di singoli o di sparuti gruppi di iscritti o ex iscritti alla Democrazia Cristiana possono essere considerati solo di disturbo se non si dimostra fattivamente e nella concretezza l’adesione a questo invito più che logico e naturale da parte di chiunque si professi veramente democratico cristiano».

La nota del segretario Sandri è accompagnata anche da una breve memoria storia sulla Dc. «Nei giorni 3 e 4 luglio 2002 – si legge all’interno –  ha avuto luogo a Roma (Hotel Palatino) l’assemblea degli iscritti Dc 1992-1993 che hanno rivendicato tutti i loro diritti, nonché la nullità degli atti compiuti da Martinazzoli e suoi aventi causa. L’assemblea ha provveduto: alla ricostituzione degli organismi direttivi del partito; all’individuazione del simbolo del partito nello scudocrociato, che tuttora è da noi usato in ogni circostanza della vita della Democrazia Cristiana interna ed esterna; alla convocazione del XIX congresso nazionale Dc (che si è svolto a Roma nel dicembre del 2003 – congresso più volte contestato con ricorso alla Magistratura, ma senza alcun esisto favorevole per i ricorrenti); alla riorganizzazione del partito su tutto il territorio nazionale; alla citazione in giudizio da parte della Democrazia cristiana contro chi creava nocumento alla riorganizzazione della Dc. Il tutto nella stretta osservanza dello statuto vigente della Democrazia cristiana. La citazione in giudizio avvenuta nel settembre 2002 a firma onorevole Carlo Senaldi – Angelo Sandri – Giancarlo Travagin, ha originato la causa durata un decennio terminata con l’ormai famosa sentenza della Corte di Cassazione del dicembre 2010 (la numero 25.999 del 23-12-2010) con cui il ‘petitum’ dell’atto di citazione è stato accolto in maniera inappellabile ed è stata sancita la vigenza della Democrazia cristiana ed il diritto a proseguire l’attività del partito in capo agli iscritti 1992/1993. In forza di quanto sentenziato nei giorni 14 e 15 dicembre 2013 si è svolto a Perugia il XXII Congresso nazionale della Democrazia cristiana (con la convocazione di tutti gli iscritti 1992-1993 allora ancora in vita ) e con il quale è stata data attuazione a quanto sentenziato dalla Corte di Cassazione a sezioni unite nel dicembre del 2010. Gli atti del congresso di Perugia sono stati registrati presso l’Agenzia delle entrate di Roma nel gennaio del 2014. Il congresso di Perugia ha avuto un timido tentativo di contestazione che non è approdato nemmeno alla fase giudiziaria. Per cui è da considerarsi valido a tutti gli effetti. Con il congresso di Perugia – conclude Sandri – a mio avviso ed a parere dei nostri legali, si è posta la parola fine a qualsivoglia controversia giudiziaria».

Un nuovo ed importante capitolo, dunque, nel non facile processo di riunificazione e riorganizzazione della Democrazia cristiana in Italia.

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Attualità Politica

DC: Spera, “Noi gli unici eredi legittimati all’utilizzo del simbolo”

 

Democrazia cristiana, è scontro dopo la nomina di Serena Ranieri

Spera: “Noi gli unici eredi legittimati all’utilizzo del simbolo”

E’ ancora battaglia politica e legale nello scudo crociato. Dopo il provvedimento a firma “segretario politico nazionale della Democrazia cristiana Angelo Sandri”, che ha indicato Serena Ranieri segretario regionale per lo sviluppo e l’organizzazione in Campania, arriva la dura presa di posizione di Felice Spera, in qualità di “commissario regionale del partito storico della Dc”, come tiene a specificare in una nota inviata alla nostra redazione.

“C’è una sentenza della Cassazione molto chiara – afferma Felice Spera – che ha inibito Angelo Sandri e gli altri suoi referenti riconoscendo solo noi quali unici eredi legittimati all’utilizzo del simbolo. E’ una situazione di cui abbiamo già informato le prefetture e le questure d’Italia diffidando coloro che non rispettano quanto stabilito dai giudici e formalizzano accordi a nome e per conto della Dc. Il nostro è un partito serio e vogliamo tornare ad essere protagonisti oggi come allora con un’azione responsabile partendo dai territori”.

La comunicazione a cui fa riferimento Spera è stata inoltrata nelle scorse settimane alle prefetture e questure territorialmente competenti “per difendere l’identità e la riconoscibilità della Dc ricostituitasi il 12 ottobre 2019 con l’assemblea costituente dei soci del 1993”.

A sottoscrivere la lettera il segretario politico Franco De Simoni, il segretario amministrativo Raffaele Cerenza e il coordinatore nazionale Antonio Ciccarelli.

“La Corte di Appello di Roma – si legge nella missiva – con sentenza n.1305 del 2009, passata in giudicato a seguito di sentenza delle sezioni unite della Cassazione, ha statuito che, nonostante la diaspora degli organi di vertice all’inizio del 1994, la Democrazia Cristiana è restata in vita negli e con gli iscritti del 1993, anno dell’ultimo tesseramento.  Ha statuito, altresì, che conseguentemente sia il partito politico della Democrazia cristiana, in giudizio nella persona di Angelo Sandri, qualificatosi segretario politico nazionale , sia la Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro Udc, sia il Centro cristiano democratici Ccd, sia i Cristiani democratici uniti Cdu, sia il Partito popolare italiano Ppi, non possono essere identificati con la Democrazia cristiana ‘storica’, data la sopravvivenza di questa negli iscritti del 1993. Sulla base della sentenza della Corte di Appello summenzionata gli iscritti del 1993 si sono riuniti il 12 ottobre 2019, previa convocazione a mezzo gazzetta ufficiale, in assemblea costituente, ridando vita alla Democrazia cristiana storica, eleggendo le cariche di vertice: segretario politico (De Simoni Franco), segretario amministrativo (Cerenza Raffaele), nonché 20 coordinatori regionali, uno per ogni regione ed un coordinatore nazionale (Ceccarelli Antonio). Dato che soltanto gli iscritti del 1993 avrebbero potuto  ridare vita alla Democrazia cristiana, come è stato fatto, ogni altra formazione che voglia fregiarsi della denominazione Democrazia cristiana ed utilizzare il simbolo, lo farebbe illegittimamente”.

“Nonostante il suddetto giudicato della Corte di Appello di Roma, che ha statuito che la Democrazia Cristiana non si è mai estinta, ma è sopravvissuta negli iscritti del 1993, e nonostante con la assemblea costituente del 12 ottobre 2019 abbia trovato continuità (sulla base di un percorso giuridico suggerito dalle sentenze suindicate) – si legge ancora – vi sono formazioni che insistono nel qualificarsi Democrazia cristiana, tra le quali il partito politico di Angelo Sandri e la formazione politica facente capo prima a Fontana e ora a Renato Grassi. Per quanto riguarda quest’ultimo, la identificabilità della sua formazione politica con la Democrazia cristiana è stata esclusa da due sentenze passate in giudicato, la n. 14046/2014 e la n. 17831/2015, entrambe del Tribunale di Roma, sez. terza civile, dalla sentenza del Consiglio di Stato, sez. terza, n.2629/2019, dalla decisione del 12 aprile 2019 dello Ufficio Elettorale della Corte di Cassazione. La formazione politica del Grassi, nonostante non potesse qualificarsi legittimamente Democrazia cristiana, ha proceduto al tesseramento previo versamento da parte di ogni nuovo tesserato della somma di euro 10. Si chiede pertanto l’intervento delle autorità in indirizzo perché si adoperino per far cessare l’illegittimo uso della denominazione Dc, impedendo qualsiasi ulteriore iniziativa con tale denominazione”.

“Per quanto riguarda il partito di Sandri – è riportato alla fine della lettera – vi è una situazione ancora più grave. Questi, nonostante con la sentenza n. 805 del 2017, passata in giudicato a seguito di sentenza della Corte di Cassazione del 2019, che ha dichiarato inammissibile il ricorso del Sandri, gli fosse stato inibito di utilizzare la denominazione Democrazia cristiana ed il relativo acronimo Dc, non solo continua ad utilizzare per la sua formazione politica detta denominazione ed il simbolo, ma sta procedendo al tesseramento di adepti, previo pagamento di somme varie, alla Democrazia cristiana, proclamandosi segretario politico della stessa. Pertanto si chiede che sia la Prefettura che la Questura territorialmente competenti utilizzino i loro poteri per rendere effettiva la inibizione giudiziale, di tali illegali comportamenti. Le iniziative del Grassi e del Sandri stanno generando una gran confusione che nuoce gravemente  alla credibilità della ricostituita Dc che desidera essere presente sulla scena politica come un partito fatto di persone che vogliono operare con spirito di servizio per la realizzazione del bene comune, per migliorare la qualità della vita di ogni persona e per rendere la nostra società socialmente più equa, aperta e collaborativa”.

Allegati alla comunicazione il documento esplicativo della situazione giuridica venutasi a creare a seguito delle numerose sentenze intervenute da parte dei giudici di merito e della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato; la copia dell’atto di convocazione della assemblea costituente del 12 ottobre 2019; il verbale relativo allo svolgimento della assemblea; la copia delle sentenze summenzionate.

Una polemica forte e una richiesta dettagliata che riaccende la discussione sul presente e il futuro della Democrazia cristiana in Campania e in Italia.

 

 

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Attualità Politica

DC: Serena Ranieri nuovo Segretario Regionale

 

E’ Serena Ranieri il nuovo segretario regionale per lo sviluppo e l’organizzazione della Democrazia Cristiana in Campania.

Quarantadue anni, di Pontecagnano Faiano, originaria di Roma, sposata con un figlio, è attiva nell’organizzazione di eventi nazionali ed internazionali e da anni impegnata nella promozione di attività socio-culturali.

La nomina le è stata conferita dal segretario politico nazionale della Dc Angelo Sandri di concerto con il presidente nazionale vicario Graziella Duca Arcuri e il coordinatore vicario della segreteria politica nazionale Clara Funiciello.

Un incarico di rilievo assegnatole su impulso di Massimo Basile, segretario generale del dipartimento comunicazione della Dc internazionale e componente della direzione nazionale, e su proposta del vicesegretario organizzativo Marco Camilletti e del segretario nazionale dipartimento comunicazione e portavoce nazionale Dora Cirulli.

“Una nomina – afferma il neo responsabile regionale Dc Serena Ranieri – che mi rende davvero orgogliosa. Mi preme ringraziare i dirigenti nazionali per la fiducia che mi hanno accordato. Il mio impegno sarà forte e condiviso. C’è bisogno di ricredere nei valori e nella funzione di un partito politico, visto che, nel panorama odierno, i partiti hanno contribuito in maniera determinante ad allontanare la gente. Non solo dalla politica, ma anche dalla centralità dei valori della famiglia, dell’aggregazione, dello stare insieme. Sono quei valori cardini che la Dc vuole rimettere in campo”.

“La Dc – aggiunge Serena Ranieri – è stata e sarà sempre un partito innovatore, partendo dalla nomina nel 1951 della prima donna a sottosegretario in un ministero della Repubblica Italiana, Angela Maria Guidi Cingolani. I nostri sono temi attuali, fortemente incentrati anche sui giovani e sulla voglia di ricostruire un’Italia liberale e con uno spiccato senso civico. La nostra Dc sarà una grande famiglia meritocratica, nella quale ognuno si potrà confrontare portando le proprie idee. Come diceva Pippo Baudo: ‘Manca a me. Manca a tutto il Paese. Un partito forte, determinato e pieno di grandi personaggi e di uomini come la Dc farebbe comodo anche oggi”.