Categorie
Attualità

Amanti, grande successo al Teatro Verdi di Salerno

di Stefania Maffeo

Quattro appuntamenti sold out ed un pubblico entusiasta per lo spettacolo teatrale in scena al Teatro Verdi di Salerno “AMANTI”, scritto e diretto da Ivan Cotroneo con Massimiliano Gallo, Fabrizia Sacchi, Orsetta De Rossi, Eleonora Russo e Diego D’Elia, che hanno saputo catturare e coinvolgere il pubblico fin dalle prime scene. 

Il tema centrale della pièce riflette le dinamiche quotidiane che caratterizzano il nostro tempo: matrimoni che procedono a stento, mantenuti in piedi solo per il bene dei figli, coppie giovani che affrontano la frustrazione di non poter avere figli, la crescente necessità di ricorrere all’aiuto psicologico per una maggiore comprensione di sé e la ricerca di una via di fuga per dare un senso alla propria esistenza. In ultima analisi, la storia parla del bisogno profondo di innamorarsi veramente, per trovare il coraggio di apportare cambiamenti radicali nella propria vita. 

I personaggi rappresentati in “AMANTI” sono un riflesso di noi stessi, delle nostre aspirazioni amorose, del desiderio di realizzazione personale, delle difficoltà nel trovare la felicità attraverso gli altri e del frequente sentimento di inadeguatezza ed infelicità che ci spinge a cercare l’assistenza di uno psicoterapeuta. Questo processo è finalizzato a scoprire le chiavi per dare un senso non solo alle nostre relazioni, ma anche alla vita stessa, affrontando decisioni sia facili che difficili. 

La narrazione segue Claudia (interpretata da Fabrizia Sacchi) e Giulio (Massimiliano Gallo) dal loro primo incontro casuale fino allo sviluppo della loro relazione, con la scenografia divisa tra una stanza d’albergo e lo studio di una psicoterapeuta, dove si svolgono momenti chiave della storia. Attraverso dialoghi ricchi di ironia e momenti di riflessione profonda, il pubblico viene condotto in un viaggio emotivo che tocca temi universali come l’amore, il tradimento e le crisi coniugali. 

amanti Massimiliano Gallo

Il cast offre prestazioni eccezionali, con momenti che spaziano dal comico al drammatico, accompagnati da canzoni che sottolineano i momenti salienti della storia di Giulio e Claudia, dimostrando le molteplici abilità dei protagonisti, non solo come attori ma anche come cantanti. Da “Mi sono innamorato di te” cantata dallo stesso Massimiliano Gallo, a “Ed io tra di voi “ autentico successo di Charles Aznavour, da una bellissima “Dettagli” di Ornella Vanoni per raccontare le emozioni, le difficoltà di scegliere la propria strada, ad una scatenata “Ma che freddo fa”   di Nada, che ripetono dopo i doverosi ringraziamenti di un emozionatissimo quanto felice Massimiliano Gallo.  

Una commedia moderna, divertente ma anche ricca di tenerezza e verità. Un’esperienza teatrale imperdibile, capace di toccare il cuore e la mente di chi la guarda. Il finale lascia gli spettatori piacevolmente sorpresi, portandoli a riflettere profondamente sulle tematiche trattate.  

Categorie
Attualità L'esperto risponde Medicina

La Pecora Nera

 Esploratrice di  Cammini di Liberazione!

Nella Tua famiglia c’è una pecora nera? Sei tu la pecora nera?

In tutte le famiglie c’è una pecora nera che spesso paga la propria “diversità” con l’esclusione emotiva !

L’esclusione è però affiancata paradossalmente dalla centralità di questa figura, in quanto è al centro di moltissime discussioni familiari.

I membri della famiglia della pecora nera sono soliti usare quest’ultima come capro espiatorio  e attribuiscono la sua diversità all’influenza di fattori esterni, quali amicizie sbagliate, fidanzati/e o addirittura ad un percorso psicoterapeutico effettuato.

In psicologia ci si riferisce a queste persone come “pazienti identificati”

e le cause che determinano la loro diversità sono dovute a complesse dinamiche familiari

Per capire il motivo per cui la famiglia e i gruppi intimi creano una pecora nera è necessario approfondire la teoria dell’identità sociale proposta dallo psicologo sociale Henri Tajfel. Questa teoria ci fa comprendere il fenomeno della discriminazione all’interno del gruppo. Partiamo col dire che tutti i gruppi ed i loro membri hanno alcuni punti in comune:

I gruppi si concentrano nelle caratteristiche negative di altri gruppi:

Quando i gruppi emettono giudizi su altri gruppi, di solito si tratta di giudizi negativi al fine d’influenzare le opinioni dei suoi membri e far percepire il proprio gruppo come “il migliore”. Si tratta di un bias(errore) cognitivo nel quale prima o poi cadiamo tutti. Per questa ragione tendiamo a dire per esempio che: la nostra squadra di calcio è la migliore, la nostra famiglia è la più felice o la nostra religione la più vera.

Il gruppo esercita grande pressione sui suoi membri:

 Il gruppo esige molto da ciascuno dei membri, esercitando una forte pressione che mira a mantenere la coesione e l’armonia interiore. Pertanto, un genitore può mostrarsi molto permissivo con i figli del vicino di casa, ma essere molto severo con i suoi.

L’effetto Pecora Nera si riferisce proprio a questa pressione e alla critica esercitata sui membri del gruppo. Infatti, il gruppo tende a valutare ognuno dei suoi membri in modo severo, massimizzando i suoi errori e applicando punizioni esemplari.

Il peso del giudizio e dell’esclusione spinge i membri del gruppo ad uniformarsi mantenendo così il gruppo unito e forte.

Si comprende così quanto risulti essere pericoloso per un gruppo la diversità di uno dei membri, e tale timore innesca meccanismi di denigrazione ed attacco che mirano a ricondurre la pecorella smarrita all’ovile.

Bert Hellinger, psicologo e studioso di pedagogia, a partire dal 1980 pone  le basi delle sue linee teoretiche e metodologiche riguardo alle Costellazioni Familiari Sistemiche, tecnica efficace che permette di agire sulla famiglia, ossia di “mettere in scena” le problematiche provenienti dalla situazione familiare. Accade, purtroppo, di frequente che sussistano delle disarmonie o degli irretimenti( legami che paralizzano il sistema) che, se non risolti,  portano in una via senza uscita che costringe a far quello che il sistema gli impone di fare: questa è la causa dell’infelicità, del disagio, dell’inquietudine, della malattia. Le Costellazioni Familiari agiscono proprio per captare le informazioni necessarie per comprendere cosa sia realmente successo e per sciogliere pesanti fardelli interiori.

Hellinger si esprime nei seguenti termini sul concetto di “pecora nera”:

“Coloro che sono chiamate “Pecore Nere” della famiglia, sono in realtà Cercatori di cammini di liberazione per l’albero genealogico.

Quei membri dell’albero che non si adattano alle norme o alle tradizioni del Sistema Familiare, coloro che fin da piccoli cercano costantemente di rivoluzionare le credenze, andando contromano ai cammini segnati dalle tradizioni familiari, quelli criticati, giudicati e anche rifiutati, loro, generalmente sono chiamati a liberare l’albero dalle storie che si ripetono e frustrano generazioni intere.

Le “Pecore Nere”, quelle che non si adattano, quelle che gridano ribellione, loro riparano, disintossicano e creano un nuovo e fiorente ramo nell’albero genealogico. Grazie a questi membri, i nostri alberi rinnovano le loro radici. La loro ribellione è terra fertile, la loro pazzia è acqua che nutre, la loro passione è fuoco che riaccende il cuore degli antenati. Irraccontabili sogni repressi, sogni non realizzati, talenti frustrati dei nostri antenati, si manifestano nella ribellione di tali pecore nere che cercano di realizzarli.

L’albero genealogico avrà la tendenza a mantenere il corso castrante e tossico del suo tronco, il quale rende difficile e conflittuale la vita di tali pecore.

Cura la tua “unicità” come il fiore più prezioso dell’albero.

Sei il sogno realizzato di tutti i tuoi antenati.”

Dottoressa Elena Fattorusso

Psicologa/Psicoterapeuta sistemico-relazionale

 

Categorie
Attualità L'esperto risponde Medicina

Dal Sogno di un amore ad un Amore da sogno

Le coppie, spesso, vengono da me quando scoppia tra loro una crisi così forte che temono di perdersi, identificando il perdersi con il divorzio.

In realtà, alcune di loro si sono già perse anni prima, altre sono solo nella nebbia di una comunicazione poco chiara, altre ancora portano il peso di essere in troppe persone nella coppia, alcune non sono mai state coppia veramente e la loro storia non è ancora iniziata….

Un amore nasce lentamente o all’improvviso, esplode nel petto facendo cambiare la percezione del tempo, dello spazio, dei luoghi, delle persone.

La prima fase di un rapporto d’amore è caratterizzato da un processo di idealizzazione dell’altro, il che consente di passare dall’infatuazione iniziale ad un sentimento più profondo. In quest’arco di tempo vengono mostrati principalmente gli aspetti positivi, si indossa una maschera fatta di ciò che riteniamo piacevole e desiderabile dal partner.

L’idea che si sviluppa in questa fase è quella della completezza, la sensazione di aver trovato l’altra metà della mela.

Il partner rappresenta colui o colei da cui dipende la nostra felicità, finché non arriva il tempo della delusione o disinganno.

La delusione è una fase di svelamento, durante la quale si inizia a vedere l’altro per ciò che è nella sua interezza, con le sue fragilità e debolezze.

E’ fondamentale viversi la delusione per il superamento del desiderio di appagamento egoistico dei propri bisogni personali, che spesso è il fine principale in una relazione.

Se la relazione non va oltre il sentimento di bisogno e di necessità si può strutturare un legame di dipendenza, volto principalmente a riempire vuoti che ci si porta dentro dall’infanzia e per affermare sé stessi ed il proprio valore attraverso conferme e riconoscimento che provengono dall’altro.

Una coppia, i primi mesi, durante il corteggiamento, si incuriosisce dell’altro, lavora per sorprendere, per emozionare, per affascinare.

I ritmi dei primi tempi possono risultare accelerati, si può essere carichi di energie, si può tendere a tagliare il mondo fuori in una sorta di fusione con il partner, famelici di conoscersi e viversi profondamente.

Alla fusione, per lo sviluppo di una relazione sana, seguirà un allontanamento tale da consentire al mondo di ricircolare tra i due individui.

La coppia rallenterà i ritmi e troverà una routine che, se sfruttata bene, fornirà sicurezza e senso di protezione.

Uscire dalla fusione, dal “facciamo tutto insieme e stiamo sempre insieme, vicini vicini” è un passaggio fondamentale alla strutturazione di un “amore sano”, perché chi non può consentirsi di stare lontano forse non è realmente vicino.

 

“Se la nostra pelle è copertina di libro

Dopo aver ammirato titolo e fattura

Sfogliatelo famelici

Per averlo dentro anche se non è tra le mani”

 

Essere in relazione con l’altro vuol dire creare connessioni profonde che consentono non solo complicità, ma anche la capacità di conoscersi al punto tale da sapere come sostenersi.

Il sostegno reciproco nelle normali difficoltà quotidiane, la vicinanza empatica, la volontà di comunicare il proprio mondo interiore per fornire strumenti di comprensione all’altro, lo sforzo di costruire un mondo comune alle reciproche diversità e tanto altro ancora sono gli elementi fondamentali che alimentano un amore.

In terapia dico sempre che l’amore richiede tanto coraggio, in quanto è una perdita ….

Quando si ama si accetta di perdere il “controllo”, si è in due e si deve accettare anche di affidarsi, di fidarsi e di lasciarsi condurre, quando si ama si perdono parti di sé per andare incontro all’altro.

Perdere parti di sé non nell’accezione negativa del termine, bensì come processo indispensabile per cui si smette di essere esclusivamente un “io” ed un “te” per essere un “Noi”.

Il Noi è una terza entità che ha vita propria, fatta di un nuovo respiro, nuovo ritmi, nuovi equilibri e, come ogni neonato, ha necessità dei suoi tempi per imparare a crescere e camminare, a cadere e rialzarsi, ferirsi e scoprire che ci si può curare e guarire.

Il “Noi” non sempre nasce, in quanto l’imparare a camminare risulta faticoso e c’è la tendenza dei partner a lottare per tornare a “volare” come accadeva nei primi tempi della fase dell’innamoramento.

Ci si ritrova invischiati nella pericolosa illusione di poter cambiare l’altro, nella convinzione della necessità di ritornare allo stato fusionale iniziale in cui il partner appariva perfetto.

Le recriminazioni, gli scontenti, le minacce, le manipolazioni, i comportamenti ossessivi e persecutori potrebbero essere gli ingredienti che la coppia si trascina nel tempo alla ricerca di un amore impossibile ed immaturo, volto a colmare vuoti e dolori di un tempo passato che non esiste più.

Ed è così che ci si perde prima ancora di essersi veramente trovati, ci si impiglia nelle maglie della sfida, della lotta al potere, ci si infanga di tutto ciò che viene in eredità dal proprio sistema familiare, ci si ritrova a dipingere un quadro a quattro mani simile a quelli appesi nelle stanze della nostra infanzia che abbiamo così odiato.

Quando un paziente si accomoda, su quello che sarà il “nostro” divano, la prima cosa che mi chiede è di essere sua alleata/o e di aiutarla/o a cambiare il proprio partner, di trovare il modo di trascinare il partner in terapia per essere “aggiustato”.

L’altro è da aggiustare, modificare, cambiare perché così com’è non va bene, rende infelici, non capisce, non ci ama!

Incastrati in tale convinzione si è lacerati dal senso di impotenza e la vita diventa un incubo dal quale è possibile uscire con una parola: “corresponsabilità”.

La corresponsabilità apre un mondo di possibilità, un mondo in cui la relazione è fatta di un cinquanta e cinquanta ed io posso agire unicamente sul mio cinquanta.

Nella parola corresponsabilità si sposta il focus e, chi è seduto su quel divano, inizia a vedere finalmente se stesso.

Lentamente si interrompe la caccia alle streghe, alle pozioni magiche, si interrompono le cospirazioni e si rompe lo specchio delle mie brame, si comincia a riscoprire i bauli dei propri desideri, sogni, passioni, seppelliti troppo spesso lungo la strada della lotta al potere.

Quello che avviene nel paziente dopo “essersi visto” non ve lo racconterò, poiché ogni persona è un libro meravigliosamente unico e non vi è una storia uguale per tutti che possa essere raccontata.

Posso però scrivere che, vedere un uomo o una donna, un ragazzo o una ragazza, afferrare la propria clessidra  interrotta o bloccata è scuoterla o rigirala, piangere e ridere per la sabbia che riprende a fluire, è l’emozione per cui vale la pena … proprio come capita in amore!

 

Dott.ssa Elena Fattorusso

Psicologa & Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale