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Luci rosse e palloncini bianchi in piazza Plebiscito a Napoli

La Fedas Italia (Federazione Aziende Spettacolo), ieri, 21 maggio 2021, alle 19,30, è scesa in piazza a Napoli, per una manifestazione di sensibilizzazione delle aziende dello spettacolo. Palloncini bianchi e luci rosse hanno fatto da cornice all’evento che ha visto posizionare nella piazza partenopea anche decine di “Bauli”. Quegli stessi bauli che i tecnici audio/luci, utilizzano per l’allestimento di palcoscenici e piazza per gli eventi.

“La manifestazione di ieri – spiega il presidente nazionale, il salernitano, Raffaele Vitale – è stato un modo per uscire ancora una volta, da questo stato d’invisibilità. E’ da un anno che con la nostra Federazione stiamo cercando di far capire allo Stato chi realmente sono le aziende che operano nel mondo dello spettacolo, in particolare i service audio e luci e tutti coloro che stanno dietro le quinte. Operatori e imprenditori, che sono stati duramente colpiti da queste chiusure, impossibilitati a svolgere la propria professione e senza ricevere un sostegno strutturale e continuativo. La manifestazione di ieri, è stata fortemente voluta, da noi della Fedas Italia, per dare una continuità, dopo le due manifestazioni che abbiamo fatto a Bari e a Palermo, nei giorni scorsi, alle richieste che stiamo facendo al Governo. Ovvero farci uscire da questo stato di invisibilità e darci certezze, vista anche l’imminente riapertura di tutte le attività, che non ci ritroveremo nuovamente ad agosto con una nuova chiusura, perché questo vorrà dire per molti di noi la fine delle nostre attività”.

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La Fedas Salerno domani in piazza del Popolo a Roma per “Bauli in piazza”

La Fedas Italia (Federazione Aziende Spettacolo), domani, 17 aprile 2021, scenderà in piazza a Roma, alle ore 17, aderendo alla manifestazione “Bauli in piazza”. “Abbiamo deciso di aderire a questa mobilitazione nazionale, – spiega il presidente nazionale Raffaele Vitale – perché come imprenditori che operano nel servizio audio luci per eventi e spettacolo, continuiamo a sentirci abbandonati e dimenticati dallo Stato. Siamo invisibili completamente. Non è giusto! Dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce per ottenere risposte certe. Vogliamo tornare a lavorare. Siamo imprenditori e vogliamo essere trattati come tali”!!!  La fedas, vuole porsi affianco all’esigenze dell’imprenditore e dell’intero settore, dialogando con le istituzioni per costruire insieme un percorso che possa garantire il futuro di questo settore. Oggi contiamo sedi: in Campania, in Sicilia, Puglia, Calabria, Abruzzo ed altre Regioni come: Piemonte, Veneto, Emilia Romagna sono in costituzione. Siamo pronti a ripartire con i Nostri Lavoratori! Ma lasciateci proporre!

La nota ufficiale di Bauli in Piazza

Da 419 giorni i lavoratori dello spettacolo e degli eventi sono impossibilitati a svolgere la propria professione: sarà proprio questo numero ad essere rappresentato da Bauli In Piazza con la seconda manifestazione nazionale in programma sabato 17 aprile alle ore 17.00 in Piazza del Popolo a Roma (ore 14.00 – check in dei partecipanti, ore 16.30 – schieramento dei bauli). Dopo il Duomo di Milano, questa volta sarà la piazza ai piedi del Pincio ad essere invasa da un esercito di bauli, oggetto-simbolo dei lavoratori dietro le quinte, e da migliaia di operatori che manifesteranno nel rispetto delle norme anti covid. In arrivo verso la Capitale diversi pullman da tutta Italia (due solo da Milano, uno da Bologna): ricordiamo che con le normative vigenti, consentono lo spostamento per partecipare a manifestazioni di carattere nazionale, fermo restando il ricorso all’autodichiarazione. Si sono iscritti fino ad oggi circa 1000 professionisti che verranno assegnati ad altrettanti bauli. Per partecipare alla manifestazione è necessario registrarsi qui: https://tinyurl.com/43wvty9d. A tutti i partecipanti è richiesto di vestire di nero. Al momento della convocazione delle ore 14.00 tutti gli iscritti riceveranno mascherine, gel e t-shirt da indossare durante il flash mob. E’ importante, durante il check-in, consegnare l’autocertificazione covid, come richiesto in fase di registrazione online. Alla manifestazione romana, organizzata dall’APS Bauli In Piazza, aderiscono oltre 50 realtà (la lista in calce al comunicato). E’ stato predisposto un Media Corner, moderato da Maura Gancitano ed Andrea Colamedici di Tlon, la scuola permanente di filosofia e immaginazione con cui Bauli In Piazza collabora, che porranno delle domande ai rappresentanti delle diverse sigle che comporranno la piazza. Successivamente, queste interviste verranno inviate alle Istituzioni, a sintetizzare le voci che compongono la piazza, ognuna con la sua specificità. Obiettivi della manifestazione: 1) immediata istituzione di un fondo da erogare in soluzioni mensili a tutte le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo ed eventi, sia discontinui che partite iva, che coprano il periodo gennaio-dicembre 2021, per garantire una soglia minima di continuità di reddito; 2) immediato sostegno economico per le imprese della filiera basato sul fatturato annuo legato a spettacolo ed eventi; 3) immediata calendarizzazione di un tavolo interministeriale che, su parametri prestabiliti, imposti i modelli graduali di ripartenza del settore, per dare una visione prospettica e agibilità imprenditoriale; 4) immediata calendarizzazione di un tavolo interministeriale che affronti la riforma del settore con particolare riferimento alla previdenza e all’assistenza delle lavoratrici e dei lavoratori. La manifestazione si inserisce in una campagna di comunicazione internazionale promossa dalla rete We Make Events, nata in Inghilterra, oggi adottata in tutto il mondo e sostenuta da artisti come Mick Jagger, per dare voce e visibilità al settore, sia a livello governativo che sensibilizzando l’opinione pubblica. Ricorrendo il triste anniversario di completa inattività che perdurerà ancora almeno per tutto il 2021, l’obiettivo è ribadire l’urgenza di un sostegno strutturale e continuativo alle imprese e soprattutto alle lavoratrici e ai lavoratori, molti dei quali autonomi o con contratti atipici.

Le realtà che hanno sottoscritto il Manifesto, in ordine di adesione temporale:

ARTEMIS, SARTE DI SCENA, ATTRICI ATTORI UNITI, FEU, ITALIA LIVE, CLUB DEGLI EVENTI, FEDAS, ADMEI, ALLEANZA DELLE COOPERATIVE ITALIANE, AIIC ITALIA, ANBC, CONVENTION BUREAU ITALIA, FEDERCONGRESSI&EVENTI, FERPI, ICCA WORLD, MPI ITALIA CHAPTER, SITE, UNA, KEEP ON, SQUADRA LIVE, #CHIAMATENOI, ROCK IN ROMA, ORION, PRY, OPTION ONE, ATS, COOP SMART ITALIA, CREW ROOM, SHOW CREW, SKELDON, COOP EXE, KICK AGENCY, PIU – PROMOTER INDIPENDENTI UNITI, AISS, COORDINAMENTO STAGE!, ASSOMUSICA, RISP, UNITA, FACCIAMO LA CONTA, ARIACS, ARCI ROMA, LA MUSICA CHE GIRA, TLON, PROMOTER PV, DOC SERVIZI, DOC CREW, FONDAZIONE CENTRO STUDI DOC, STEA, SNOS, HAL 9000, ACCADEMIA INTERNAZIONALE DELLA LUCE.

Media partner: ADCGroup e Radio Sonica.

Partner Tecnici: Würth Modyf, Framinia, Italian Converter, AlfaParf Milano

BIO Bauli In Piazza – We Make Events Italia nasce il 10 ottobre 2020 in piazza Duomo a Milano in occasione di un evento storico: per la prima volta, i lavoratori insieme ai rappresentanti delle imprese del mondo dello spettacolo e degli eventi, hanno manifestato per chiedere alle istituzioni di essere ascoltati. 1300 operatori e 500 bauli schierati per denunciare la grave crisi che sta attraversando tutta l’industria dello spettacolo e una specifica categoria di professionisti: coloro senza i quali non esisterebbe nessuna forma di intrattenimento, celebrazione, traguardo. Con lo slogan “Un Unico Settore, Un Unico Futuro”, lavorando in rete con la realtà internazionale We Make Events, quel giorno è nato un movimento che sta cercando di rendere riconoscibile e codificabile un settore eterogeneo, composto da liberi professionisti, agenzie e società, tecnici audio, video e luci, direttori artistici, facchini, promoter, autori e tanti altri.

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Emergenza Covid, il nuovo decreto scatena l’ira dei commercianti salernitani

Con le ultime restrizioni imposte da Governo e Regione Campania, il peso della profonda crisi economica e sociale, acuita dalle misure adottate per contrastare l’emergenza sanitaria, sta per ricadere, ancora una volta, sulle spalle delle famiglie, dei lavoratori e delle lavoratrici, delle nuove generazioni, già fortemente precarie. Sono queste, infatti, le soggettività che pagheranno la chiusura di scuole, teatri e attività commerciali, la sospensione delle attività sanitarie di base, l’inefficienza dei trasporti pubblici. L’aggressivo terrorismo mediatico di De Luca, inoltre, incentrato sulla colpevolizzazione del cittadino, soprattutto se giovane, non è altro che una maniera maldestra di nascondere le inefficienze e la malagestione dell’emergenza Covid da parte della Regione Campania: a distanza di oltre 6 mesi dal primo lockdown, le istituzioni regionali non sono state in grado di evitare una nuova chiusura, condannando i nostri territori al fallimento. Il mondo del commercio salernitano chiede dunque un reddito per tutt* quelli che questa crisi non la possono pagare: lavoratori e lavoratrici a nero, lavoratori autonomi, piccoli commercianti, precari/e, operatori della cultura e dello spettacolo, disoccupati/e; assunzione immediate di personale sanitario (medici, infermieri, Oss) e ingenti investimenti nella sanità pubblica (posti letto, macchinari) per evitare il collasso di ospedali e distretti sanitari di base; la riapertura delle scuole e il ripristino della didattica in presenza perché una regione che non garantisce il diritto all’istruzione è una minaccia ai tantissimi student* che vengono deprivati di un tassello fondamentale della loro crescita; il potenziamento del sistema di trasporto pubblico, per garantire gli spostamenti delle persone senza il rischio di pericolosi assembramenti; la riapertura di Teatri, centri e circoli culturali. Lavoratori e lavoratrici del mondo dello spettacolo e della musica pagano come tutte le altre categorie, se non peggio, una colpa che non è attribuibile a loro. Luoghi di cultura e socialità sono anche luoghi di lavoro e reddito e per di più non sono stati veicolo di contagio in questi ultimi mesi.

Per rivendicare tutto questo, venerdì 30 ottobre a partire dalle ore 17 in piazza Amendola si terrà un presidio dove invitiamo tutte e tutti a partecipare con cartelli, striscioni, strumenti musicali e oggetti di scena e del mestiere per teatranti e operatori, pur sempre nel rispetto delle regole di sicurezza sanitaria (mascherine e distanziamento fisico). Perché la piazza non accoglie le idee negazioniste, complottiste, fasciste e no-mask.

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“Riaprite la scuola”, manifestazione di protesta dinanzi la prefettura

Riaprire le scuole. E’ stato questo l’obiettivo della manifestazione tenutasi questa mattina dinanzi la prefettura di Salerno. A indignare i genitori l’ordinanza del governatore De Luca che, di fatti, ha sospeso le lezioni in presenza nelle scuole. Ad accompagnare le mamme decine e decine di piccoli studenti, che hanno improvvisato lezioni e momenti di svago in piazza Amendola. Una protesta pacifica, animata da slogan e striscioni, ma dall’altissimo valore simbolico. “La scuola è il luogo più sicuro per i nostri figli – alcuni dei concetti ribaditi a gran voce dai manifestanti -, De Luca ci vede ascoltare. Anche perché le realtà di Napoli e Caserta sono diverse dalle nostre”. I manifestanti chiedono dunque alla Regione Campania che i finanziamenti attuali e quelli futuri non vengano sperperati, ma utilizzati razionalmente: per un’ immediata riduzione del numero di alunne/i per classe, intervenendo sull’edilizia scolastica per recuperare spazi inutilizzati; per interventi strutturali finalizzati a mettere in sicurezza gli edifici scolastici; per l’assunzione di tutti i docenti utili ad eliminare le classi pollaio insieme ad esperti per il supporto psicologico a studenti e famiglie; per un immediato potenziamento dei trasporti pubblici, aumentando le corse nelle ore di punta; per garantire maggiori controlli sanitari: tamponi e test rapidi gratuiti per studenti, docenti e tutto il personale scolastico. “Nella nostra Regione hanno chiuso di nuovo le Scuole facendo pagare a studenti e genitori, e in generale alla società tutta, le inefficienze e le incoerenze con cui si sta gestendo la pandemia. Il Governo, la Ministra Azzolina – che oggi si dichiara contraria alla chiusura delle Scuole in Campania – insieme al Governo Regionale e le Amministrazioni Locali, hanno riaperto le Scuole nella totale incertezza sia dal punto di vista didattico che sanitario. Molte scuole sono state costrette a riaprire con orario ridotto e provvisorio, altre hanno dovuto ricorrere al sistema misto in presenza e a distanza, le classi pollaio non sono affatto diminuite e gli alunni disabili sono stati ancora più penalizzati da questa situazione precaria – hanno dichiarato i genitori – nammissibile incuria, visto il lungo periodo in cui le scuole sono state chiuse, con l’aggravante che già in estate era stato ampiamente previsto un ritorno diffuso dei contagi. Cosa hanno fatto, dallo scorso mese di marzo, per evitare di trovarci oggi in una tale situazione? Poco e male.

Nessun massiccio piano di investimenti per migliorare e mettere in sicurezza le strutture scolastiche, nessun recupero di strutture pubbliche dismesse per aumentare il numero delle aule, nessun potenziamento dei trasporti pubblici. E rispetto al trasporto pubblico, che oggi viene considerato il maggior veicolo del Covid, invece di potenziarlo, come si sarebbe dovuto fare e come da mesi stanno chiedendo i movimenti studenteschi, si è scelto di non intervenire, rinunciando, di fatto, a quelle forme di distanziamento fisico che tanto viene raccomandato per evitare contagi. Eppure tantissime scuole si sono organizzate, prima dell’ inizio dell’ anno scolastico e dopo tre rinvii, per organizzare il rispetto di tutte le precauzioni anti Covid. Le scuole primarie sono luoghi sicuri”. E ancora: “hiudere ancora una volta le Scuole perché non si è stati capaci di gestire e governare l’emergenza sanitaria è il segno del fallimento totale in primis del nostro Governo Regionale che, invece di continuare con la propaganda, deve intervenire immediatamente per porre fine a questa inciviltà a danno dell’istruzione e della formazione delle studentesse e degli studenti, tra l’altro in una regione con un altissimo tasso di abbandono e dispersione scolastica”.

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“Vergogna”, sesto giorno di protesta per i dipendenti de La Fabbrica

Per il sesto giorno consecutivo gli operai de “La Fabbrica” protestano invocando un incontro presso la prefettura di Salerno. La mobilitazione si è svolta alle porte del Comune di Salerno. I lavoratori, accompagnati anche dai propri figli, hanno rivendicato i loro diritti ancora una volta. Con monte orario ridotto e stipendio al minimo, continuano a esporre uno striscione eloquente: «Vergogna». «Vogliamo che le nostre ragioni vengano tutelate. Questa protesta non può passare nel silenzio generale. Nelle scorse settimane abbiamo incontrato il sindaco di Salerno, Enzo Napoli, che si era fatto da garante per mediare con la famiglia Lettieri – spiega Pietro Galdi, delegato Fiadel – Ci ha detto che avrebbe fatto lui da mediatore con il prefetto, invece nessuno si è più fatto sentire, nessuno ci ha chiamati. Intanto siamo stati messi di nuovo in cassa integrazione, nonostante abbiamo lavorato a maggio e giugno per delle ore non retribuite, per non parlare degli assegni familiari non saldati e della quattordicesima che ci sarebbe spettata a luglio. A questo punto invochiamo l’intervento dell’ex sindaco, ora governatore, Vincenzo De Luca, che meglio di tutti conosce la situazione. Da cinque giorni stiamo protestando nell’indifferenza più assoluta». Angelo Rispoli, segretario provinciale della Fiadel, aggiunge: «Il prefetto di Salerno e il suo capogabinetto ci aiutino. Devono comprendere l’esasperazione dei lavoratori che da cinque giorni si vedono ignorati. Bisogna intervenire per bloccare questa emergenza sociale. La situazione sta pesando sulle spalle di tutti gli operai. Il problema va risolto subito, interpellando la famiglia Lettieri che prima ha stretto accordi con il Comune di Salerno, con due varianti urbanistiche, e poi li ha dimenticati. Si convochi immediatamente un incontro. Con la venuta del prefetto Russo c’è stato un chiaro segnale di una prefettura vicina alle esigenze del territorio e sensibile alle emergenze sociali, tutto questo non deve venir meno. Il prefetto intervenga e scusi qualche intemperanza di qualche dichiarazione dettata dalla disperazione».

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Quarto giorno di protesta per gli operai de “La Fabbrica”, con presidio al Comune di Salerno

Gli operai de “La Fabbrica” continuano a protestare chiedendo un incontro con il governatore Vincenzo De Luca. Quarto giorno di mobilitazione per le maestranze, oggi in protesta davanti al Comune. Con monte orario ridotto e stipendio al minimo, i lavoratori continuano a esporre uno striscione eloquente: «Vergogna». «Siamo al paradosso. Questa protesta non può passare nel silenzio generale. Nelle scorse settimane abbiamo incontrato il sindaco di Salerno, Enzo Napoli, che si era fatto da garante per mediare con la famiglia Lettieri – spiega Pietro Galdi, delegato Fiadel – Ci ha detto che avrebbe fatto lui da mediatore con il prefetto, invece nessuno si è più fatto sentire, nessuno ci ha chiamati. Intanto siamo stati messi di nuovo in cassa integrazione, nonostante abbiamo lavorato a maggio e giugno per delle ore non retribuite, per non parlare degli assegni familiari non saldati e della quattordicesima che ci sarebbe spettata a luglio. A questo punto invochiamo l’intervento dell’ex sindaco, ora governatore, Vincenzo De Luca, che meglio di tutti conosce la situazione». Angelo Rispoli, segretario provinciale della Fiadel, aggiunge: «Il prefetto di Salerno deve comprendere l’esasperazione dei lavoratori. La situazione sta pesando sulle spalle di tutti gli operai. Il problema va risolto subito, interpellando la famiglia Lettieri che prima ha stretto accordi con il Comune di Salerno, con due varianti urbanistiche, e poi li ha dimenticati. Convochi immediatamente le parti per un incontro».

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Terzo giorno di mobilitazione per gli operai de “La Fabbrica”, con protesta davanti alle Cotoniere

Gli operai de “La Fabbrica” continuano a protestare chiedendo un incontro con il governatore Vincenzo De Luca. Resta occupato il centro commerciale questa mattina per il terzo giorno di mobilitazione delle maestranze. Con monte orario ridotto e stipendio al minimo, i lavoratori continuano a esporre uno striscione eloquente: «Vergogna». «Questa protesta non può passare nel silenzio generale. Nelle scorse settimane abbiamo incontrato il sindaco di Salerno, Enzo Napoli, che si era fatto da garante per mediare con la famiglia Lettieri – spiega Pietro Galdi, delegato Fiadel – Ci ha detto che avrebbe fatto lui da mediatore con il prefetto, invece nessuno si è più fatto sentire, nessuno ci ha chiamati. Intanto siamo stati messi di nuovo in cassa integrazione, nonostante abbiamo lavorato a maggio e giugno per delle ore non retribuite, per non parlare degli assegni familiari non saldati e della quattordicesima che ci sarebbe spettata a luglio. A questo punto invochiamo l’intervento dell’ex sindaco, ora governatore, Vincenzo De Luca, che meglio di tutti conosce la situazione». Angelo Rispoli, segretario provinciale della Fiadel, aggiunge: «Ma il prefetto di Salerno viene pagato con i soldi degli italiani per stare in vacanza tutto l’anno e non prende nemmeno una decisione per questi lavoratori? La situazione sta pesando sulle spalle di tutti gli operai. Il problema va risolto subito, interpellando la famiglia Lettieri che prima ha stretto accordi con il Comune di Salerno, con due varianti urbanistiche, e poi li ha dimenticati».

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Secondo giorno di mobilitazione per gli operai de “La Fabbrica”, con protesta davanti alle Cotoniere: «Non ci fermeremo»

Gli operai de “La Fabbrica” continuano a protestare chiedendo un incontro con il governatore Vincenzo De Luca. Occupato il centro commerciale questa mattina. Con monte orario ridotto e stipendio al minimo, i lavoratori sono arrivati al secondo giorno di lotta,  esponendo uno striscione eloquente: «Vergogna». Hanno puntato il dito ancora una volta contro la proprietà, per poi spostarsi dinanzi alle Cotoniere e continuando il presidio, nella speranza di far valere i diritti negati. «La storia è sempre la stessa: nelle scorse settimane abbiamo incontrato il sindaco di Salerno, Enzo Napoli, che si era fatto da garante per mediare con la famiglia Lettieri – spiega Pietro Galdi, delegato Fiadel – Ci ha detto che avrebbe fatto lui da mediatore con il prefetto, invece nessuno si è più fatto sentire, nessuno ci ha chiamati. Intanto siamo stati messi di nuovo in cassa integrazione, nonostante abbiamo lavorato a maggio e giugno per delle ore non retribuite, per non parlare degli assegni familiari non saldati e della quattordicesima che ci sarebbe spettata a luglio. A questo punto invochiamo l’intervento dell’ex sindaco, ora governatore, Vincenzo De Luca, che meglio di tutti conosce la situazione». Angelo Rispoli, segretario provinciale della Fiadel, aggiunge: «La situazione sta pesando sulle spalle di tutti gli operai. Il problema va risolto subito, interpellando la famiglia Lettieri che prima ha stretto accordi con il Comune di Salerno, con due varianti urbanistiche, e poi li ha dimenticati».

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Pontecagnano, cimitero chiuso per manutenzione: scoppia la polemica

Caos e polemiche a Pontecagnano Faiano per la decisione dell’amministrazione comunale di chiudere, in alcuni giorni della settimana, il cimitero comunale. Una scelta dettata, secondo il sindaco Lanzara, dalla necessità di effettuare lavori di manutenzione. Intanto, scoppia la polemica da parte dei cittadini che hanno esposto uno striscione proprio dinanzi al camposanto: “Sindaco, vogliamo il cimitero aperto sempre”, si legge infatti sullo striscione. “Ridateci il diritto umano di piangere sui nostri morti…chiuso tre giorni a settimana, per?Manutenzione?”, si chiede invece una cittadina. Il cimitero, infatti, risulta chiuso il lunedì e il martedì pomeriggio proprio per effettuare degli interventi. Ma i cittadini di Pontecagnano non ci stanno e chiedono il ripristino immediato della situazione.

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“Restituiteci la nostra dignità”, protesta ad oltranza dei disoccupati

di Erika Noschese

“Vogliamo solo lavorare onestamente, restituiteci la nostra dignità”. E’ il grido d’allarme di alcuni lavoratori che, da ieri, stanno protestando sotto la sede del Comune di Pontecagnano Faiano. Poche ma chiare le richieste avanzate da un gruppo di lavoratori: vogliono solo la possibilità di lavorare. “Sono un padre, ho due figli piccoli e non lavoro da un anno – ha dichiarato Antonio, uno dei manifestanti che chiede di poter incontrare il sindaco Giuseppe Lanzara – Dalle ultime  elezioni, l’amministrazione comunale è diventata a circuito chiuso, si fa qualcosa solo per pochi amici, non per tutti”. Sono sette le persone che, attualmente, sono dinanzi la sede di Palazzo di Città e che stanotte hanno dormito in strada, in segno di protesta. Per loro è scattata l’ammonizione perchè la manifestazione non era autorizzata. “Ho un trasloco in atto, non pago l’affitto da un anno perchè non posso, non ho i soldi per farlo”, ha poi aggiunto Antonio. Intanto, questa mattina è stato necessario l’intervento del 118 in quanto uno dei manifestanti ha accusato un malore. “Sta bene, ma ora è a casa a riposare”, hanno detto spiegando che non si fermeranno fino a quando non avranno delle risposte dall’amministrazione comunale.