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Pediatri Salerno, in arrivo un nuovo anticorpo per il VRS

di Stefania Maffeo

In arrivo un nuovo anticorpo monoclonale che proteggerà per 6 mesi i piccoli dal virus respiratorio sinciziale (VRS). A comunicarlo la Federazione Italiana Medici Pediatri di Salerno (FIMP), presieduta dal dottor Aurelio Occhinegro. Il virus respiratorio sinciziale è responsabile da solo di buona parte delle infezioni respiratorie più serie, tra cui appunto le bronchioliti, che spesso richiedono un ricovero ospedaliero. Lo specialista fornisce alcune cifre che danno un’idea della pericolosità del virus:
• Il 50% delle forme respiratorie da ospedalizzare è relativo al solo VRS (seguono influenza, parainfluenza ed anche i Rhinovirus, che in alcuni casi non si limitano al banale raffreddore);

• Il 90% dei bambini nei primi due anni di vita  avrà contratto il VRS, in forme più o meno leggere: 1 su 5 necessiterà di un controllo ambulatoriale e 1 su 50 dovrà essere ospedalizzato;

•L’81% degli ospedalizzati ha meno di un anno (il 63% meno di tre mesi);

• Il 48% per cento degli ospedalizzati è in seguito a rischio di sviluppare un’ asma grave.

Il ricovero ospedaliero, secondo il presidente, è purtroppo necessario perché, come esposto, si tratta per i due terzi di neonati/lattanti, difficili peraltro da monitorare e trattare a casa e, secondariamente, perché l’unica terapia dimostratasi efficace in caso di bronchiolite severa è la somministrazione di ossigeno (non è sufficiente dunque terapia cortisonica o aerosolica, men che meno antibiotica, se non come terapia di supporto o in caso di concomitanti infezioni). Con questi numeri, e considerando gli elevati costi sanitari e sociali delle necessarie ospedalizzazioni, la principale strada parrebbe essere quella di una vaccinazione di massa; tuttavia, vista la precocità della incidenza della patologia, una vaccinazione anche nei primi giorni di vita non indurrebbe una immunità sufficiente a proteggere il neonato.

Pertanto la strada scelta finora è stata quella di una immunizzazione passiva dello stesso, appartenente ad alcune categorie a rischio (in primis i grandi prematuri), con l’uso di un anticorpo monoclonale (il palivizumab) che fornisce una protezione peraltro solo temporanea, così come gli anticorpi trasmessi da una madre eventualmente vaccinata (è da poco disponibile appunto un vaccino materno, che per ovvi motivi però copre solo la fase più pericolosa, avendo gli anticorpi materni una durata di circa sei mesi nel circolo del neonato; dunque potrebbe essere utile solo per le donne che partoriscono in coincidenza con la stagione del VRS, cioè ottobre-marzo; inoltre sarebbe difficile proporre alla gestante una ulteriore vaccinazione, dopo quella per la pertosse, l’influenza e magari anche per il Covid, con il rischio di vedersi rifiutare anche le prime). Il palivizumab, poi, ha una durata di circa un mese come protezione e necessita dunque di più somministrazioni, fino a 5/6 per coprire appunto il periodo “critico”, con un costo assai elevato che ne ha limitato di conseguenza l’uso in un numero estremamente basso di soggetti (da aggiungere che peraltro buona parte dei soggetti che vengono poi ricoverati erano soggetti sani, che magari non presentavano neppure altri fattori di rischio).

Ora si prospetta l’ introduzione di un nuovo anticorpo monoclonale (nirsevimab), che garantisce una durata di protezione simile a quella degli anticorpi materni (dunque sei mesi circa). Il tutto a fronte di un costo che comunque non sarebbe lieve per il SSN (ma di gran lunga inferiore al palivizumab) per garantire, somministrato intanto nelle prime fasi di vita, una copertura del periodo invernale. Dal punto di vista di strategia sanitaria si potrebbe dunque ipotizzare di immunizzare intanto i nati nel periodo stagionale pericoloso ed arginare dunque la diffusione della patologia, per estendere poi l’immunizzazione, in base ai risultati ottenuti ed alla prevedibile diminuzione dei costi relativi, a tutti i nuovi nati, in attesa di un vaccino universale che possa risultare efficace fin dalle prime fasi della vita.

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Covid-19, a Montecorvino Pugliano un Protocollo d’Intesa con medici di base

di Stefania Maffeo

Il Sindaco del Comune di Montecorvino Pugliano, cav. Alessandro Chiola, ha messo in atto due iniziative concrete in relazione all’emergenza Covid-19: un protocollo d’intesa con i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta e la consegna di un saturimetro per ogni famiglia dove vi è una persona positiva.
Un protocollo di intesa per evitare allarmismi, consentire un tracciamento certo dei contagi, capire le priorità, organizzare una vigilanza attiva e garantire, attraverso l’attivazione di un numero verde gratuito, i beni di prima necessità alle persone positive al Covid-19 o in quarantena domiciliare obbligatoria. Nel corso dell’incontro, che si è svolto nella splendida terrazza della sede comunale, i medici e pediatri in servizio nel comune picentino hanno espresso la volontà di poter effettuare i tamponi in una sede messa a disposizione dal Comune che attende l’autorizzazione da parte della Regione Campania. Il Sindaco Chiola ha ringraziato i professionisti che hanno accettato di voler collaborare attivamente nell’interesse della salute di tutti i cittadini. Iniziativa unica nel suo genere
Parte anche ufficialmente l’iniziativa “Un saturimetro per ogni famiglia dove vi è una persona positiva al Coronavirus”. Il dispositivo sanitario, mai come ora necessario, sarà consesso in comodato d’uso gratuito sotto indicazioni del medico di famiglia che delegherà i volontari della protezione civile comunale alla sua consegna. Anche il sindaco del Comune di Giffoni Sei Casali Francesco Munno ha acquistato un saturimetro per ogni famiglia in cui è presente una persona positiva al Covid-19.
Attivo anche il numero verde gratuito 800846231 dedicato alle persone in difficoltà, positivi al Covid-19 o che si trovano in stato di quarantena, al fine sostenerle nell’approvvigionamento di beni di prima necessità, da contattare dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00.