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Il comparto riabilitativo e sociosanitario privato accreditato in ginocchio, istituito un proprio gruppo di crisi

Le Associazioni maggiormente rappresentative del comparto riabilitativo che rappresenta la quasi totalità dei Centri di riabilitazione ambulatori, semiconvitti e centri diurni, delle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) per anziani e disabili, delle SUAP, SIR ed Hospice e dei Presidi ambulatoriali di FKT, denunciano la grave situazione emergenziale che si è venuta a creare con la recrudescenza del contagio da Covid-19. Le scriventi associazioni, pertanto, hanno costituito un gruppo di crisi composto da esperti del settore al fine di creare una fattiva collaborazione con l’Unità di Crisi regionale e con i dirigenti della direzione generale della salute e del coordinamento del sistema sanitario regionale. I Centri di riabilitazione con posti letto, le RSA per anziani e disabili vivono situazioni a dir poco drammatiche per cercare di limitare al massimo la diffusione del contagio all’interno dei reparti. Il personale, decimato dai contagi e dalle defezioni dei sanitari e parasanitari dovute alle chiamate dei bandi di concorso delle strutture pubbliche, effettua turni massacranti per sopperire a questa vitale carenza. Inoltre le strutture residenziali accreditate lamentano la difficoltà a reperire i necessari DPI (soprattutto guanti e tute monouso di contenimento) e, laddove si riesca a reperirli,  i costi risultano essere esorbitanti. I Centri di riabilitazione a carattere ambulatoriale, i Presidi ambulatoriali di fisioterapia ed ancor di più i semiconvitti e Centri Diurni in regime di semi-residenzialità registrano quotidiane interruzioni del servizio a causa dei continui screening preventivi dei propri operatori e delle necessarie sanificazioni degli ambienti e le inevitabili assenze degli assistiti per contagi specie in ambito familiare. Il tutto ha determinato una situazione non più sostenibile anche dal punto di vista finanziario. Nonostante le ripetute richieste di incontro  effettuate nelle settimane scorse rimaste inevase, con spirito fattivo e propositivo che il momento emergenziale esige, è stata nuovamente formulata richiesta di audizione in Regione, per poter presentare il quadro aggiornato delle criticità che i Centri di Riabilitazione e le RSA stanno affrontando anche sulla base dei dati forniti dai propri Associati per tramite di specifica scheda report.  “Auspichiamo che la Regione e l’Unità di crisi tengano in considerazione ed apprezzino questo nostro ulteriore sforzo organizzativo poiché il privato accreditato, in ogni sua forma assistenziale, è la naturale propaggine del sistema sanitario pubblico regionale. Nel caso poi della riabilitazione e dell’assistenza sociosanitaria, il settore accreditato privato è addirittura integralmente sostitutivo, erogando livelli essenziali di assistenza che la sanità pubblica non eroga”, hanno dichiarato i presidenti Accardo, Del Genio, Gambardella, Mastroberardino, Parisi, Pizza, Papa.

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Manifestazione Fipe, il grido dei 10mila: “siamo a terra! Ci rialzeremo ma gli aiuti arrivino subito”

Una protesta tanto ordinata e silenziosa quanto determinata. Sono oltre 10mila le persone che si sono riunite nelle 24 piazze allestite lungo tutta la penisola per esprimere i valori economici e sociali della ristorazione e dell’intrattenimento italiano. La chiusura anticipata di bar e ristoranti e le misure restrittive nei confronti di imprese di catering, banqueting e intrattenimento, rischia di essere il colpo di grazia ad un settore sull’orlo del baratro fallimentare. Imprenditrici e imprenditori che, chiamati a raccolta da Fipe – Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici esercizi, hanno simbolicamente apparecchiato per terra, disponendo oltre 1000 coperti rovesciati a ricordare alla politica lo stato di emergenza nel quale versa il settore della ristorazione con 300mila posti di lavoro a rischio, 50mila aziende che potrebbero chiudere entro fine 2020 e 2,7 miliardi di euro bruciati solo per effetto dell’ultimo decreto. Protesta del tutto apolitica, pacifica e nel pieno rispetto delle regole, a dimostrazione del grande senso di responsabilità che ha sempre caratterizzato gli imprenditori del settore. “Noi oggi siamo a terra ma non ci arrendiamo – sottolinea il Presidente della Fipe-Confcommercio, Lino Enrico Stoppani -. Prima della pandemia davamo da mangiare a oltre 11 milioni di persone ogni giorno e vogliamo continuare a farlo. Oggi ci viene chiesto di sospendere la nostra attività per senso di responsabilità e per contribuire a ridurre l’impennata dei contagi. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, pur sapendo che i nostri locali sono sicuri. Lo sappiamo perché lo dicono i dati e lo sappiamo perché nei mesi scorsi abbiamo investito tempo, risorse ed energie per renderli sicuri. Non siamo untori e rivendichiamo il diritto di lavorare”. “Il Decreto Ristori approvato dal Governo – prosegue Stoppani – è un primo importante segnale che va apprezzato, ma dopo decine di provvedimenti che hanno avuto problemi a diventare realmente operativi, penso ad esempio ai ritardi della cassa integrazione, il fattore tempo è essenziale per recuperare un po’ di fiducia nelle istituzioni. Se le risorse promesse non arriveranno sui conti correnti degli imprenditori entro i primi giorni di novembre, il Paese perderà una componente essenziale dell’agroalimentare e dell’offerta turistica che da sempre ci rendono unici al mondo”. Proprio per ribadire l’importanza del settore della ristorazione e dei pubblici esercizi in generale, i partecipanti alla manifestazione hanno imbracciato una serie di cartelli con impresse le loro parole d’ordine: dalle categorie professionali (cuochi, lavapiatti, bartender, sommelier, bagnini…) ai valori rappresentati (professionalità, accoglienza, ospitalità, passione…) ai numeri della crisi. Un modo per raccontare un mondo di saperi che rischia di perdersi.
Oltre ai ristoratori, da Confcommercio Salerno, presenti le delegazioni provinciali di albergatori (Federalberghi), fiorai (Federfiori), abbigliamento (Federmoda), gestori impianti carburanti (Figisc), presiedute da Giuseppe Gagliano: “Ringraziamo i professionisti della ristorazione e gli stessi imprenditori che sono scesi in piazza al loro fianco per aver dimostrato si possa manifestare in maniera assolutamente pacifica, senza causare alcun problema di ordine pubblico” – spiega il Presidente di Confcommercio Salerno, e aggiunge: Non intendiamo sottovalutare la problematica sanitaria, ma abbiamo il diritto di essere informati in anticipo – e non un minuto dopo, sul contenuto di provvedimenti che, per quanto legittimi, devono essere scaturiti da un confronto con le associazioni di categoria, corpo intermedio a cui tocca gestire le conseguenze delle restrizioni, per consentire alle imprese di organizzarsi tempestivamente ed affrontare questi momenti che, ormai, sono diventati drammatici”.

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Multe salate per chi non indossa la mascherina nei luoghi chiusi

L’Unità di Crisi Regionale per l’emergenza Covid-19, convocata dal Presidente Vincenzo De Luca, si è riunita per esaminare l’attuale situazione epidemiologica in Campania.

Al termine della riunione, il Presidente De Luca ha emesso una nuova ordinanza ai fini della prevenzione e del contenimento del contagio.

L’ordinanza conterrà le seguenti misure:

– Blocco dei mezzi pubblici (bus e treni) se a bordo vi è un passeggero privo di mascherina, che sarà multato e fatto scendere.

– Sarà previsto il massimo della sanzione (1.000 euro) per chiunque non indossi la mascherina ove già previsto dalle ordinanze regionali (tutti i luoghi al chiuso). Si ricorda che è obbligatorio portare con sé la mascherina.

– Si invitano le forze dell’ordine e le polizie municipali a controlli rigorosi nelle situazioni di assembramento, e nelle quali, al chiuso, i cittadini non indossino la mascherina (negozi, supermercati, bar, esercizi commerciali, locali pubblici etc.)

– I cittadini che arrivano da paesi esteri devono obbligatoriamente osservare la quarantena.

– E’ stato dato mandato alle Aziende Sanitarie di individuare alberghi Covid da riservare alla quarantena di pazienti asintomatici.

Scarica l’ordinanza:

ORDINANZA n. 63-24.07.2020

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D’Auria (Trans Italia): “Grazie a noi il Paese è rimasto unito anche durante la pandemia”

Mentre l’Italia cerca lentamente di ripartire dopo una disastrosa emergenza sanitaria che ci ha costretti a rimanere chiusi in casa per mesi, c’è un intero settore, al pari di quello sanitario, che non ha smesso mai di garantire i propri servizi. È Luigi D’Auria, General Manager di Trans Italia, a ripercorrere, è il caso di dirlo, la lunga e difficile strada che ha portato un’azienda leader nel campo Trasporti e Logistica come Trans Italia, percorsa attraverso questo complicato periodo, dopo un 2019 costellato di successi. Un tragitto che ha visto confermare la solidità di un’azienda salernitana di nascita ma che quotidianamente attraversa l’intero globo tra mille sfide, e che fa del suo reparto di Innovazione e Tecnologia il fiore all’occhiello, in vista di un mondo sempre più green ed ecosostenibile.

Questo 2020 è stato finora segnato dalla pandemia da Covid-19. Il settore della logistica e dei trasporti non si è mai fermato e ha dimostrato di saper rispondere alle esigenze della popolazione, seppur in un momento difficile per il Paese. Come ha vissuto il settore dei trasporti questo periodo?

“La nostra azienda, per tutto il periodo della fase emergenziale, non ha mai interrotto i suoi servizi di trasporto, sia terrestri che intermodali, marittimi o ferroviari, per tutta Europa. I nostri collaboratori hanno dovuto affrontare mille difficoltà tra disservizi autostradali e disinformazione, ponendosi in prima linea per servire il nostro Paese. Trans Italia ha posto in essere ogni iniziativa a supporto dei nostri collaboratori, con forniture di kit di protezione, un’informazione capillare e minuziosa, sempre con il fine di ridurre al minimo i rischi di contagio. Inoltre abbiamo attivato una polizza assistenziale in caso in cui qualche nostro collaboratore avesse contratto il virus”.

Una criticità come il coronavirus ha dapprima messo in difficoltà il settore dei trasporti, per poi rafforzarlo. Vale soprattutto per chi, come Trans Italia, punta sulla digitalizzazione dei trasporti. Come si può accelerare questo processo e quali potrebbero essere i supporti del governo su questo fronte?

“Oggi la digitalizzazione è un progetto fondamentale per lo sviluppo di ogni attività produttiva del Paese. Il volano di accelerazione è sicuramente la presenza di fondi dedicati, che dovrebbero essere accompagnati da una normativa che stravolga il sistema burocratico in vigore. Soltanto con il connubio di queste due misure si potrà arrivare a risultati accettabili. Diventa in ogni caso un percorso imprescindibile per la crescita del Paese e per lo sviluppo del sistema economico”.

Anche Trans Italia ha dovuto riorganizzare uffici, presenze a lavoro, ingressi in azienda e procedure di sicurezza a causa del coronavirus. Come ha vissuto l’azienda questo periodo?

“L’azienda, essendo molto sensibile su tematiche come la digitalizzazione e l’informatizzazione, ampiamente sviluppata grazie ad un avviato dipartimento IT (Innovation and Technologies), ha messo in atto proprio durante la pandemia, l’attività di smart working con risultati davvero eccellenti. Siamo riusciti a posizionare il 90% del nostro personale in smart working, in maniera alquanto immediata. Ritengo di essere molto orgoglioso per il grande gioco di squadra avvenuto con tutto il nostro team. Solo con questo connubio i risultati sono stati eccellenti, sia sotto l’aspetto economico che della riduzione del rischio contagio all’interno dell’azienda. Soprattutto siamo soddisfatti in quanto non abbiamo perso né in efficienza né in produttività, non essendoci mai fermati durante il periodo di pandemia”.

Diverse aziende del settore della logistica e dei trasporti hanno lamentato una scarsa attenzione da parte del governo verso tale settore. Cosa si sarebbe potuto fare di più?

“Certamente il settore meritava maggiore rispetto. Grazie al trasporto il Paese è riuscito a rimanere connesso e a garantire a tutta la collettività beni di prima necessità e di consumo. Ad oggi il settore ha ricevuto una marginale attenzione senza aver avuto a disposizione risorse economiche specifiche conseguenti all’emergenza. E’ normale essere un po’ delusi dalla mancanza di interventi specifici. Il governo però ha compreso il grande ruolo del mondo della logistica e dei trasporti, settore strategico per lo sviluppo e la crescita di un Paese come l’Italia, penalizzata dalla morfologia del territorio e la lontananza dai mercati di riferimento. Interventi come una decontribuzione del costo del lavoro, soprattutto per quelle imprese che non hanno aderito agli ammortizzatori sociali, l’istituzione di termine legale di pagamento per le spese di trasporto, un maggiore supporto al credito soprattutto per le aziende della logistica e del trasporto e l’erogazione di un tributo a fondo perduto per il settore dei trasporti sarebbero stati molto ben visti. E’ vero che le aziende non si sono mai fermate e hanno continuato ad esprimere e ad offrire i loro servizi, ma abbiamo avuto anche molti costi indiretti, tutti rimasti a nostro carico”.

Trans Italia conta ad oggi circa 400 dipendenti, tutti a tempo indeterminato, ed un fatturato in costante crescita. Quali sono le sfide future a cui sarà chiamata l’azienda?

“Continuare ad investire su politiche green e in particolare intercettare tutte quelle partnership con operatori del calibro del gruppo Grimaldi: queste le chiavi del successo dell’azienda. Le sfide del futuro saranno dettate dalla capacità di leggere in anticipo i cambiamenti di un mercato sempre più globale e dinamico e la ricerca di efficienze ed innovazione. I consumatori sono sempre più esigenti e rapidi nelle loro scelte per soddisfare i loro bisogni. Dovremo essere più flessibili e capaci di adottare politiche efficienti ed ecosostenibili. Con questi fondamentali ritengo che Trans Italia sicuramente potrà avere una visione di crescita e continuare a conquistare quote di mercato anche nel futuro”.

Trans Italia ha sempre avuto un rapporto di grande rispetto con l’ambiente, puntando su innovazione ed ecosostenibilità. Obiettivo di questo nuovo anno è l’implementazione di nuovi veicoli elettrici e ad idrogeno, con la chiara intenzione di guardare ad obiettivi futuri come quello ambizioso del  trasporto ad emissione zero. Quali sono gli altri progetti su questo ambito?

“La nostra cultura d’impresa è stata sempre quella di innovazione di una visione di diversificazione. Da oltre 25 anni abbiamo attivato modalità intermodali, short sea e ferroviarie. Veniamo da un’esperienza proficua dell’utilizzo di veicoli all’LNG (gas naturale), e seguiamo con attenzione e sensibilità lo sviluppo delle nuove commodity come elettrico e idrogeno. Il nostro programma di sviluppo per i prossimi 3 anni prevede l’obiettivo di costituire una flotta terrestre che utilizzi combustibili alternativi al diesel. In questo modo per raggiungere un unico trasporto green ad impatto ambientale pari a zero”.

In riferimento al settore rail, quale tipo di futuro si intravede per lo sviluppo dell’intermodalità ferroviaria? Pur essendo in secondo piano per scelte aziendali rispetto all’intermodalità marittima, potrebbe essere un vettore interessato da maggiore sviluppo in quanto legato a movimenti di prossimità.

“Il trasporto ferroviario in Italia è da sempre stato penalizzato dalle barriere naturali del nostro territorio, enfatizzato da residuari investimenti infrastrutturali messi in campo dal nostro Paese. Negli ultimi anni il processo d’investimenti e d’ampliamento delle infrastrutture e della rete ha fatto recuperare parte del gap negativo. La strada è ancora lunga. La nostra missione, soprattutto la nostra ambizione, è di sviluppare una maggiore simbiosi di multimodalità ovvero l’utilizzo di diverse modalità intermodali, quindi mare più ferrovia, durante un ciclo di trasporto tramite l’utilizzo di Trailer P400. Giusto per rendere un’idea, oggi siamo in grado di gestire flussi dal Nord Europa fino a Venezia, via rail, per poi utilizzare la modalità marittima per destinazione come la Sicilia, Sud Italia, Grecia e paesi dell’Est utilizzando una triplice modalità: strada, treno, nave. In questa ottica pensiamo che questa interazione sarà una strategia di maggior sviluppo della nostra azienda”.

Il concetto di intermodalità, il coinvolgimento di pochi uomini e dei soli mezzi non accompagnati, è diventato ancora più importante in questo ultimo periodo. Come è possibile implementare il ricorso all’intermodalità e cosa occorre dal punto di vista infrastrutturale? Magari servirebbe anche un adeguamento del sistema normativo per un migliore utilizzo dell’intermodalità. Quali potrebbero essere delle proposte adeguate?

“Servirebbe sicuramente un’armonizzazione della normativa vigente, dove ancora vi sono delle difformità dalla normativa italiana a quella europea. Se consideriamo che l’intermodalità è l’anello di congiunzione di mercati internazionali, abbiamo bisogno che nella stessa misura ci sia una normativa che sia armonizzata da diversi stati membri. Sotto l’aspetto legislativo, sulle infrastrutture abbiamo ancora delle criticità di diversificazione delle reti ferroviarie. Non sempre nei paesi europei abbiamo le medesime condizioni della rete ferroviaria. Se analizziamo paesi come la Spagna rispetto al resto dell’Europa, oggi non è possibile far partire un servizio intermodale da Italia, Francia o Germania. Questo a causa di una differenza degli standard che la Spagna ancora non è riuscita a rispettare. Prima si risolverà questa criticità, anche grazie ad una regia europea e non con autonomie domestiche, prima ci sarà uno sviluppo ferroviario e della multimodalità”.

 

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La Spesa Solidale di Spazio Pueblo si conclude con grandi numeri: 47 volontari, 97 nuclei familiari, 295 consegne, 1500 euro di raccolta fondi e migliaia di euro in alimenti, per un totale di 392 persone supportate

Questi ultimi mesi sono stati difficili un po’ per tutti, ma per alcuni in particolare sono stati un vero e propria dramma. Il lockdown ha messo a dura prova una grandissima fetta della popolazione già vittima, da molto prima della comparsa del Covid-19, delle tante carenze istituzionali: parliamo soprattutto delle mancate tutele e garanzie sui posti di lavoro, dell’assistenza sanitaria pubblica gravemente compromessa dai continui tagli compiuti dai governi delle ultime decadi, del diritto alla casa per nulla assicurato.
Tante persone, anche della nostra città, si sono trovate completamente fuori dallo Stato di diritto, perché se nel nostro paese la normalità è lavoro nero, sfruttamento e arrangiare come si può per far arrivare l’affitto al padrone di casa, durante la chiusura obbligatoria di tutte le attività a causa dell’emergenza sanitaria è stato impossibile fare la spesa, sostenere la propria famiglia e riuscire a pagare il canone di locazione a fine mese.
Per questo motivo Spazio Pueblo, laboratorio di pratiche politiche e sociali nato 5 anni fa da un gruppo di studenti e amici proprio con l’obiettivo di rimettere al centro gli interessi delle classi popolari, ben consci dei veri bisogni e necessità dei cittadini, ha deciso sin dall’inizio del lockdown di avviare la ‘spesa solidale’, un aiuto concreto alle famiglie di Cava che in questi mesi sono state maggiormente colpite. Attraverso una raccolta fondi e grazie al sostegno delle tante persone che hanno donato e si sono rese disponibili come volontari e volontarie per fare la spesa e consegnare i pacchi, siamo riusciti a raccogliere un totale di 1500 euro per l’acquisto di beni di prima necessità, consegnati a chi si è rivolto a noi, in quanto lasciato totalmente solo di fronte a tale emergenza che ha inevitabilmente portato a galla tutte quelle problematiche sociali ed economiche che il Governo del nostro paese continua a non affrontare in maniera adeguata, lasciando un vuoto penoso che solo la solidarietà dal basso e le attività mutualistiche hanno potuto colmare.

Sebbene la cifra non permettesse una distribuzione abbondante e duratura anche per il periodo della ‘’fase 2’’, con l’aiuto di 47 volontari siamo riusciti ad effettuare 295 consegne destinate a 97 nuclei familiari.
Non dimenticheremo mai i volti e la gratitudine delle quasi 400 persone a cui abbiamo prestato quell’aiuto, anche se minimo, che in questa situazione si è rivelato l’unica alternativa possibile.
Nel nostro piccolo abbiamo cercato di dimostrare quanto sia facile, una volta individuate le criticità sociali e politiche, portare un semplice aiuto materiale e soprattutto sensibilizzare le persone ad unirsi insieme per poter organizzare un vero e proprio fronte di lotta per i diritti di tutti e tutte, a cominciare da quelli dei più deboli e vulnerabili.

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Castel San Giorgio in prima linea sull’emergenza Covid-19: effettuati 300 tamponi a dipendenti comunali, commercianti e cittadini

Il Comune di Castel San Giorgio in prima linea sull’emergenza Covid. Tamponi ai dipendenti e alla cittadinanza. Sabato scorso, dalle 9 alle 12 presso la palestra della scuola della frazione di Lanzara, sono stati effettuati i tamponi ai lavoratori dell’Ente, ai commercianti, ai medici, agli infermieri, ai dipendenti addetti alla raccolta rifiuti e ai cittadini che ne hanno fatto richiesta per un totale di 300 tamponi. “È stato un bel segnale. Presto torneremo a ripetere l’operazione di screening con la collaborazione della Regione”, ha detto il sindaco Paola Lanzara.
Un’iniziativa effettuata quasi in contemporanea con la notizia che porta Castel San Giorgio a essere una delle comunità Covid-free della Campania. Infatti, i cinque cittadini risultati positivi alcune settimane fa al virus, nei giorni scorsi  sono risultati negativi ai tamponi effettuati dall’Asl.
“Ringrazio tutta la famiglia per l’ammirevole comportamento, per la serenità con la quale ha saputo affrontare la malattia, per la fattiva collaborazione avuta con le istituzioni. Ringrazio, inoltre, tutta la comunità sangiorgese che ha dimostrato in questo periodo di emergenza sanitaria grande spirito di solidarietà”, ha detto il sindaco. “Ora ci aspetta un’altra sfida altrettanto dura: la ripartenza. In questa fase saranno i nostri comportamenti a fare la differenza. L’attenzione dovrà rimanere altissima. Servirà responsabilità e prudenza”.

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Salerno, circa 30 le persone giunte dal nord: per ora nessun positivo

Sono circa una trentina, stando a quanto ha riferito la Polfer, le persone tornate a Salerno. Un primo intercity è infatti giunto nella città capoluogo – partito da Roma -con dieci persone a bordo; da un secondo convoglio, proveniente da Milano con arrivo previsto intorno alle 13.25, sono scese, invece, circa una decina di persone mentre un terzo treno, sempre con circa dieci persone a bordo, è giunto intorno alle 16.25 di ieri. I controlli di poliziotti e agenti della polizia municipale, già dall’alba, sono stati serrati e hanno visto anche l’impiego di un elicottero che ha sorvolato la città. I punti particolarmente monitorati sono stati la stazione ferroviaria centrale, piazza della Concordia dove c’era un terminal bus e gli svincoli autostradali. L’impatto dell’ingresso nella fase due, almeno per ieri mattina, sembrava molto tranquillo, con traffico scorrevole, rispetto di norme e presenze a bordo dei bus, e nessun particolare disagio, se non un incidente stradale all’uscita della tangenziale di Pastena .

«Non possiamo consentire che comportamenti avventati ed irresponsabili vanifichino i sacrifici della popolazione negli ultimi mesi», ha dichiarato il sindaco di Salerno, Enzo Napoli. In provincia, proprio per il riavvio di molte attività produttive, il sindaco di Campagna, Roberto Monaco, ha revocato l’ordinanza di chiusura di alcune strade cittadine. Quanto al ritorno al lavoro nelle aziende, nel Salernitano, poco meno di un lavoratore su due, tra quelli che erano ‘sospesi’,sono rientrati al loro posto. Le persone giunte a Salerno «sono tenuti a dichiarare dove vanno e a mettersi in quarantena volontaria. Tutto questo sarà poi verificato dagli organi della Polizia di Stato e dalle polizie municipali. E’ un modo per dare un tracciamento e verificare se rispettano gli obblighi a cui sono tenuti», ha poi aggiunto il primo cittadino, spiegando che si tratta di «indispensabili procedure per fare in modo che il nostro territorio non venga compromesso» e per salvaguardare «questa tranquillità che abbiamo costruito con sacrificio». Il primo cittadino ha sottolineato che «la fase 2 non vuol dire liberi tutti. Il virus c’è, continua a circolare, attenuato dalle misure prese ma c’e’ ancora ed è pericolosissimo». Pertanto ci saranno «verifiche quotidiane sull’uso delle mascherine». Intanto ieri mattina l’assessore all’Ambiente Angelo Caramanno si è recato nei parchi cittadini per monitorare la situazione della Fase2.

Da ieri, infatti, sono riaperti i cancelli della Villa comunale, del parco del Mercatello, parco Pinocchio, parco del Seminario, parco del Galiziano, parco Buongiorno. Nei controlli eseguiti finora nel Salernitano, non si registrano casi di persone risultate positive al Covid-19. La polizia stradale ha presidiato la barriera autostradale di Mercato San Severino, procedendo alla misurazione della temperatura corporea di chi poteva destare qualche sospetto, ma tutte le verifiche hanno dato esito negativo. Alla stazione ferroviaria centrale di Salerno, medesimi controlli sono stati svolti dagli agenti della Polfer, cosi’ come anche al terminal bus di piazza della Concordia con la collaborazione dei vigili urbani. Nel Casertano, sono meno di 20 al momento le persone trovate positive ai test rapidi e per questo sottoposte a tampone faringeo durante i controlli disposti dalla Questura di Caserta sulle uscite autostradali casertane della A1. A Napoli Nord, in particolare, su 60 persone controllate, 40 sono state sottoposte a test rapido. Di questi 12 sono risultati positivi e per questo sottoposti a tampone. Tre tamponi sono stati effettuati anche all’uscita di Caserta dove sono stati eseguiti 20 test rapidi. Tutti gli altri controlli a tappeto con test rapidi effettuati alle barriere di altre uscite della A1 non hanno dato nessun esito positivo. Alla stazione di Aversa invece sono state controllate 40 persone. In quella di Caserta non c’è stato nessun passeggero proveniente da altre regioni. Dieci invece i passeggeri scesi alla stazione di Villa Literno e provenienti dal Nord.

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De Luca: “Se la Lombardia riapre chiudo la Campania”

“Se dovessimo avere corse in avanti da parte di alcune regioni che presentino situazioni epidemiologiche preoccupanti, la Campania chiuderà i suoi confini a coloro che arrivino da queste regioni”. Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo DE LUCA, in diretta streaming su Facebook per fare il punto della situazione sull’emergenza Covid-19. “Per la fase 2 bisogna avere una grandissima attenzione. Le autorità scientifiche ci ricordano che in gran parte del territorio italiano siamo ancora nella fase 1.

Ho ascoltato in questi giorni pareri di presidenti di Regione del Nord ma anche del Sud, che premono per riaprire tutto. In Lombardia ancora ieri abbiamo registrati 1000 nuovi contagi, in Veneto 400, in Piemonte, 800. Questa è la realtà. Il pericolo è che se in una regione che ha questa situazione epidemiologica non tranquillizzante e accelera in maniera non responsabile e coerente con i dati del contagio rischia di rovinare l’Italia in intera”. Ma di una cosa il governatore sembra essere certo: se si continua così a metà maggio la Campania sarà fuori dall’emergenza. “Nell’ultima settimana un andamento del contagio abbastanza tranquillizzante. Se manteniamo comportamenti corretti e prudenti, con questo andamento noi a metà maggio, come regione Campania, siamo fuori dall’emergenza Coronavirus – ha infatti dichiarato il presidente – Se manteniamo il rigore che abbiamo mantenuto in questo mese  a metà maggio potremo davvero dire di avere sconfitto il Coronavirus in Campania. Ma dobbiamo avere la forza di mantenere comportamenti corretti, ma davvero oggi abbiamo tutte le possibilità di vedere pienamente la luce in fondo al tunnel”.

Intanto, fumata nera per quanto riguarda il cibo d’asporto: “Stiamo ragionando in queste ore sulla possibilità di anticipare l’attività di consegna a domicilio, ma la decisione la prenderemo sulla base della situazione dell’epidemia, non sulla base di pressioni di questo o di quello. Dobbiamo avere la forza di resistere a tutte le pressioni”, ha detto il presidente della Regione Campania. “Una delle principali sollecitazioni che abbiamo ricevuto – ha aggiunto – riguarda il cibo d’asporto, il trasporto a domicilio di generi alimentari, cibo, pizze. Non lo abbiamo consentito fino ad oggi non per particolare cattiveria. In un comune dell’Avellinese, a Lauro, è accaduto che un negozio di generi alimentari ha fatto la distribuzione domiciliare. Abbiamo verificato che tutta la famiglia che gestiva quell’attività era contagiata. Abbiamo dovuto mettere in quarantena tutto il paese”. De Luca ha sottolineato che “è responsabile capire che la Campania è complicata, abbiamo la fascia interna della regione dove non abbiamo una grande densità abitativa ma abbiamo poi interi territori con concentrazione di abitanti spaventosa. Un’ordinanza deve tenere conto della diversa configurazione dei territori. Abbiamo limitato il trasporto domiciliare perché era complicato garantire che avvenisse in condizioni di sicurezza. Ma lo abbiamo fatto anche accompagnando questo divieto con una misura di aiuto: la Regione Campania, non mi risulta ce ne siano altre, ha dato un contributo di 2mila euro a tutte le attività impedite dal contagio, le pizzerie sono tra queste”.