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Agropoli, in mostra le opere del Maestro Giuseppe Acone al Castello angioino

di Stefania Maffeo

Agropoli, inaugurazione martedì 4 agosto 2020 alle ore 20:30, presso la Sala dei Francesi del Castello Angioino Aragonese, della mostra di arte contemporanea del maestro Giuseppe Acone dal titolo “Colorite miserie e metafisica” alla presenza del Sindaco Adamo Coppola, del consigliere con delega alla Cultura e ai Beni Culturali Francesco Crispino e del critico d’arte Antonella Nigro. L’evento, che ha ricevuto il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Agropoli, rientra in un progetto culturale di più ampio respiro messo in campo da diversi anni dall’Associazione “L’Ossimoro” presieduta proprio dall’artista. La mostra sarà aperta fino al 15 agosto 2020 dalle ore 9:00 alle 13:00 e dalle ore 17:00 alle 21:00.

Quindici le opere scelte dal maestro Acone per trasfigurare una metafisica estremamente personalizzata di figure e paesaggi mescolati ad espressioni miserrime di rabbia e dolore che sembrano trasmettere la totale assenza di trascendenza dell’oggi e che risultano di conseguenza un urlo e un anelito alla ricerca del sacro.

agropoli personale acone

“La parola “METAFISICA” è stata la parola più abusata e adoperata sovente a sproposito” – dichiara l’artista Acone“Per alcuni ha avuto (e ha) un senso, per altri ha addirittura il senso opposto. L’ho adoperata nel “titolo” della mia mostra proprio per questa ragione: per lasciar essa il senso di quel che può vedersi, trascendendo (anche se solo parzialmente) ciò che comunemente si vede. Dotando cioè quel che vediamo d’una “fisica” parzialmente “altra”. Della metafisica sposata all’ontologia e/o al positivismo, non mi importa. Le colorite miserie (oltre che “colorate”) mi si rifanno ad espressioni tipicamente “colorite” (ma io preferisco dire “scostumate”) dei volti, turbati e/o deturpati da un ultimo colorito e dinamitardo urlo o spregio nei confronti d’una società senza più trascendenza”.

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Pittore, regista, scrittore e attore, Giuseppe Acone è residente a Capaccio Paestum ed è titolare di un Laboratorio Artistico sito nel centro storico di Capaccio Capoluogo, dove pensa, crea e dà vita alle sue opere. Come pittore ha realizzato numerose esposizioni personali e collettive, sia in ambito regionale che nazionale, ricevendo anche numerosi premi. Quest’anno, l’Annuario Internazionale di Arte Contemporanea 2020, edito da Mondadori, ha incluso tre opere del maestro Acone con critiche di Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio. In occasione della presentazione dell’Annuario fissata nel mese di settembre a Firenze presso Palazzo Ximenes, con la partecipazione di Vittorio Sgarbi, l’artista esporrà la sua opera dal titolo “L’INVIDIOSO”. Per l’occasione il critico Leonarda Zappulla ha scritto dell’artista: “I colori dei fauves e l’espressionismo della Die Brucke in una fusione tanto originale quanto colta che conferisce alla composizione elaborata da Giuseppe Acone un’aura atemporale ed una ieraticità dissacrante assolutamente contemporanea. Forme geometriche triangolari sono giustapposte nella creazione di un’effige spigolosa estremamente empatica dal potente impatto visivo”. Il prossimo ottobre, presso la Biblioteca Angelica di Roma, in occasione di una collettiva internazionale sul tema del libro e organizzata dal critico d’arte Antonella Nigro che segue Acone sin dagli inizi della sua attività pittorica, l’artista esporrà l’opera “ODISSEO E POSEIDONE” di ispirazione omerica.

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“L’arte di Giuseppe Acone”- afferma il critico Antonella Nigro“è un linguaggio espressivo che si fonda sull’uso istintivo ed emozionale del colore, che costruisce la figura e il paesaggio con pennellate dense e vive. Pur praticando e conoscendo la tecnica del disegno, l’artista trova più congeniale, in questa sua ricerca, la proposta di una tavolozza cromatica, spesso composta di colori puri, che diviene narrazione: è il colore ad evocare sensazioni e ricordi, a suggerire spazi ed orizzonti vissuti ed immaginati. L’osservatore è piacevolmente catturato dalla forza e dai dinamismi che l’artista imprime alle sue figurazioni che esprimono l’ispirazione ad un sapere ancestrale, libero e sovrano nella sua più profonda espressione”.

 

 

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Marina di Camerota, sentenza del Tar: il Castello è dei cittadini

di Erika Noschese

Palazzo Marchesale, meglio conosciuto come “Il Castello” è di proprietà di Marina di Camerota e della sua comunità. Lo ha stabilito il tribunale amministrativo regionale della sezione di Salerno che stamattina si è pronunciato nel merito ed ha stabilito, con parole chiare ed inequivocabili, che il Palazzo Marchesale, per tutti “il Castello”, è di Marina di Camerota e della sua grande Comunità. «Le ragioni che hanno indotto il Comune di Camerota ad esercitare il diritto di prelazione sono esposte nella ‘proposta motivata di prelazione’ inviata dal sindaco all’Amministrazione dei beni culturali, sulla cui base quest’ultima ha rinunciato alla prelazione a sé spettante, rispettivamente ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 62 del codice dei beni culturali»: è infatti in questo passaggio che è racchiuso il senso più profondo della sentenza numero 691/2020 del 22 giugno 2020 del Tar Salerno, quella che assegna in maniera definitiva il simbolo di Marina di Camerota all’ente (rappresentato in giudizio dall’avvocato Marco Sansone) che validamente aveva esercitato, un anno fa, il diritto di prelazione. Dopo la pronuncia cautelare del Consiglio di Stato del febbraio scorso, che aveva ribaltato la prima ordinanza dell’autunno scorso, dunque, il tribunale amministrativo mette la parola fine (a meno che la società ricorrente decida di ricorrere in appello) e riconosce la bontà dell’operato dell’Amministrazione di Camerota.

«E’ una soddisfazione immensa – dichiara Mario Salvatore Scarpitta, sindaco di Camerota -. Eravamo certi che tutto, alla fine, sarebbe andato nel migliore dei modi. Questi sono i momenti in cui scorrono davanti agli occhi i ricordi di tutto quanto si è fatto e la mente va già a tutto quello che, da adesso in poi, bisognerà fare. Ero tra i banchi d’opposizione quando, con tanti amici, organizzavo iniziative per capire come fare a restituire ai cittadini di Camerota il nostro simbolo. Da sindaco non ho esitato un secondo ad esercitare la prelazione che ci spettava di diritto. E’ un giorno di festa, che va celebrato oggi e che probabilmente celebreremo in futuro nella festa che darà inizio all’estate e che si aggiungerà agli altri eventi che già arricchiscono il nostro programma. Il mio sentito grazie va a tutti quelli che l’hanno reso possibile e che si sono impegnati senza lesinare sforzi». «Questa mattina, appresa la notizia, – continua Scarpitta – ho raggiunto telefonicamente il curatore fallimentare per l’immediato rientro in possesso per poi dare subito il via ai lavori di pulizia e messa in sicurezza».